Gioco
Il Fials va alla guerra contro la direzione Asl
Ludovica Monarca
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Da sinistra Angelo Puddu Massimo Ferrucci e Daniela Boem «Lavoro pesante, diritti violati, accorpamenti di reparto: ora basta»
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LIVORNO. «Il tasso di democrazia all'interno dell'Asl 6 è ridotto ai minimi termini. La gestione padronale dell'azienda limita i diritti dei cittadini e dei lavoratori». Così Massimo Ferrucci, segretario provinciale Fials, il sindacato autonomo della sanità, è molto critico sulle scelte della direzione Asl, che violerebbero anche alcune leggi regionali. «La situazione è svilente e inaccettabile» continua Ferrucci. «L'articolo 22 della legge regionale 40 del 2005, che riguarda l'organizzazione delle aziende sanitarie, impone al direttore generale l'adozione del Piano Attuativo Locale (Plan) approvato dalla conferenza dei sindaci provinciale. A Livorno l'ultimo Plan risale al 2001, quindi tutte le decisioni vengono prese esclusivamente dalla direzione che si attribuisce l'immenso potere di programmazione, gestione e verifica ponendosi al di sopra della legge. Decisioni che stanno portando la Asl incontro a un futuro molto incerto che ci preoccupa molto». L'accorpamento del reparto di chirurgia pediatrica nel contesto della chirurgia generale rappresenta per il Fials l'ennesimo segnale concreto di come la direzione si stia ancora ispirando al passato ignorando innovazione e progresso. «Si è deliberatamente scelto di rilegare in due stanze un reparto che per lungo tempo è stato un fiore all'occhiello tra le nostre unità, diminuendo il personale in un settore in cui, a Livorno, si effettuano tra 150 e 200 interventi l'anno». Sorte che, sempre secondo fonti Fials, presto toccherà anche al reparto di pneumologia. «Siamo stanchi di sentirci rispondere che non dobbiamo preoccuparci» dice Daniela Boem componente della segreteria del sindacato. «Il precariato aumenta e vi sono costanti violazioni del diritto al riposo psicofisico del lavoratore tramite orari insostenibili per sopperire alla mancanza di personale. Oscurando la legge 53 del 2000 quest'estate hanno addirittura negato le aspettative che spettano ai lavoratori in caso di necessità per accudire figli e familiari». I carichi di lavoro troppo elevati e la lunga lista di rimozioni dai livelli dirigenziali ha creato, secondo il Fials, un clima di timore e sospetto che non giova alla qualità del lavoro. «Come può un infermiere che deve visitare 25 pazienti in 6 ore fare un buon lavoro? In più, grazie alla circolare da noi soprannominata "mordacchia", che vieta ai dipendenti di avere rapporti diretti con la stampa, diventa anche difficile avere la possibilità di esprime le proprie visioni, preoccupazioni e anche denunce senza essere obbligati ad avere un rapporto diretto con l'azienda di tipo paternalistico. Proprio la stessa azienda che non risparmia "processi mediatici" a quei lavoratori che dice di rispettare e proteggere». Il riferimento al caso Cosci è voluto e Ferrucci coglie l'occasione per ricordare che «il Fials protegge tutti i lavoratori. Tutti, nessuno escluso. Presto ci incontreremo con consiglieri comunali e provinciali proprio per esprimere le nostre preoccupazioni sulla situazione e difendere i diritti dei lavoratori».
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