Toscana
«Non c'entro niente con le minacce al capo del personale»
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Clienti all’interno degli uffici Asa in via del Gazometro3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Respingo tutte le accuse, non c'entro niente con la storia delle minacce al capo del personale Asa. Sono solidale con lui, mi dispiace che sia vittima di un attacco del genere». L'impiegato Asa di 46 anni, indagato nel caso delle lettere minatorie al dirigente Carlo Panichi, si difende così dalle accuse che gli vengono mosse. Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile, sarebbe lui il mittente della lettera con il bossolo e l'autore delle scritte nell'azienda.
Il dipendente dell'Asa ieri ha lavorato solo nel pomeriggio. «Sono stato in ufficio solo un paio d'ore. Di mattina ho incontrato la mia avvocata, Emilia Rossi. I colleghi con cui ho più confidenza mi hanno dato la loro solidarietà e mi hanno esortato a tenere dure, dicendo che col tempo la verità verrà fuori - spiega il quarantaseienne - Quelli con cui ho un rapporto più freddo, solo di lavoro, hanno cercato invece di evitarmi. Ma credo che questo sia "normale". Da parte mia, posso solo dire che sono amareggiato per questa vicenda. E soprattutto sono sicuro della mia estraneità ai fatti». L'impiegato è sconvolto: «Venerdì la polizia è venuta da me e in casa di mia madre, da dove è stata presa una vecchia macchina da scrivere che non uso forse da 25 anni. Non ho auto, quindi non c'è stato alcun controllo a vetture. Domenica poi - racconta - sono stato in pronto soccorso: ero molto provato e i medici mi hanno consigliato un periodo di riposo per tranquillizzarmi». L'impiegato si difende dalle accuse: «Mi viene contestato di aver inviato a Panichi una busta con un proiettile, ma io non so neppure dove prenderlo un proiettile! Non ho armi in casa, sono un pacifista. Non capisco come mai l'attenzione degli investigatori si sia concentrata su di me: non sono certo l'unico su cui appuntarsi. Basta considerare la vicenda della manomissione dei contatori, che ha coinvolto l'azienda». La squadra mobile della polizia da qualche mese sta conducendo due inchieste che riguardano l'Asa: da una parte il caso delle lettere minatorie a Panichi e delle scritte ingiuriose nella bacheca e dentro l'ascensore degli uffici di via del Gazometro; dall'altra i furti di gas, per cui è già stato indagato un tecnico.
«L'indagine è aperta e la giustizia farà il suo corso - dice il 46enne - C'è da dire però che da un lato mi pare chiaro che le scritte in bacheca siano legate a fattori aziendali. Al contrario, di altro genere e ben più grave mi sembra l'episodio della lettera col bossolo inviata al capo del personale. Una cosa che potrebbe essere anche legata a faccende personali o comunque non di lavoro. Non voglio fare ipotesi su cose che non conosco, ma i casi possono essere tanti e io non c'entro nulla». Come spiega il risultato positivo dell'analisi della grafia? «Non ne ho idea - risponde il dipendente Asa sospettato - Sicuramente con la mia legale valuteremo se fare una perizia di parte. Confido comunque nella giustizia».
Il dipendente dell'Asa ieri ha lavorato solo nel pomeriggio. «Sono stato in ufficio solo un paio d'ore. Di mattina ho incontrato la mia avvocata, Emilia Rossi. I colleghi con cui ho più confidenza mi hanno dato la loro solidarietà e mi hanno esortato a tenere dure, dicendo che col tempo la verità verrà fuori - spiega il quarantaseienne - Quelli con cui ho un rapporto più freddo, solo di lavoro, hanno cercato invece di evitarmi. Ma credo che questo sia "normale". Da parte mia, posso solo dire che sono amareggiato per questa vicenda. E soprattutto sono sicuro della mia estraneità ai fatti». L'impiegato è sconvolto: «Venerdì la polizia è venuta da me e in casa di mia madre, da dove è stata presa una vecchia macchina da scrivere che non uso forse da 25 anni. Non ho auto, quindi non c'è stato alcun controllo a vetture. Domenica poi - racconta - sono stato in pronto soccorso: ero molto provato e i medici mi hanno consigliato un periodo di riposo per tranquillizzarmi». L'impiegato si difende dalle accuse: «Mi viene contestato di aver inviato a Panichi una busta con un proiettile, ma io non so neppure dove prenderlo un proiettile! Non ho armi in casa, sono un pacifista. Non capisco come mai l'attenzione degli investigatori si sia concentrata su di me: non sono certo l'unico su cui appuntarsi. Basta considerare la vicenda della manomissione dei contatori, che ha coinvolto l'azienda». La squadra mobile della polizia da qualche mese sta conducendo due inchieste che riguardano l'Asa: da una parte il caso delle lettere minatorie a Panichi e delle scritte ingiuriose nella bacheca e dentro l'ascensore degli uffici di via del Gazometro; dall'altra i furti di gas, per cui è già stato indagato un tecnico.
«L'indagine è aperta e la giustizia farà il suo corso - dice il 46enne - C'è da dire però che da un lato mi pare chiaro che le scritte in bacheca siano legate a fattori aziendali. Al contrario, di altro genere e ben più grave mi sembra l'episodio della lettera col bossolo inviata al capo del personale. Una cosa che potrebbe essere anche legata a faccende personali o comunque non di lavoro. Non voglio fare ipotesi su cose che non conosco, ma i casi possono essere tanti e io non c'entro nulla». Come spiega il risultato positivo dell'analisi della grafia? «Non ne ho idea - risponde il dipendente Asa sospettato - Sicuramente con la mia legale valuteremo se fare una perizia di parte. Confido comunque nella giustizia».
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