Il Tirreno

Livorno

Il governatore punta su Piccini

Juna Goti

La scelta dovrà essere concordata col ministro ma...

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 LIVORNO.«Vorrei che non si scrivesse che sono per l'uno o per l'altro: per rispetto del ministro Matteoli non farò fughe in avanti e mi atterrò alle procedure». Il tema è scottante e il presidente della Regione, Enrico Rossi, lo sa bene: in ballo c'è la presidenza dell'Autorità Portuale di Livorno con gli enti locali che hanno appena ufficializzato il loro nome (quello dell'uomo in carica, Roberto Piccini) mentre la Camera di commercio che ne ha messo sul piatto un altro (il presidente Roberto Nardi). Per sciogliere il nodo ci sarà da attendere la famosa "intesa" tra ministero e Regione che Rossi, evidentemente, non ha intenzione di tradire. Ma le sue parole sembrano tracciare una strada ben precisa. «Ho avuto diversi incontri con Piccini - dice il governatore - e mi sono stati presentati progetti, prospettive, investimenti già fatti o da fare. Non chiacchiere, ma cose importanti per Livorno e il suo porto. E' indubbio che per me il parere delle istituzioni di governo locale (Comune, Provincia e Comune di Capraia isola) si collochi su una posizione prioritaria rispetto alla scelta del governo regionale. Ma ripeto, non ho intenzione di anticipare il mio nome, aspetto l'incontro con Matteoli».  Il futuro dell'Authority livornese è stato solo uno dei temi discussi domenica sera alla festa del Pd con il presidente Rossi intervistato dal direttore del Tirreno Roberto Bernabò. In primo piano, intanto, la scena nazionale, con la frattura in casa Pdl e l'aria di elezioni.  Nuovo Ulivo ok (senza Rifondazione). «Diciamolo chiaramente: quello di Berlusconi è un progetto eversivo. Con questa legge elettorale gli basta raggiungere il 33.6% dei voti per avere la maggioranza in Parlamento e farsi eleggere presidente della Repubblica al terzo scrutinio. Poi il presidente nomina il capo dell'esecutivo che a sua volta nomina i ministri: se ci mettiamo televisioni e giornali il cerchio è chiuso». Una lunga premessa per dire che «occorre vedere se esiste una destra liberale perc ambiare la legge e poi fare i conti in casa nostra». «Vogliamo creare uno schieramento progressista - spiega Rossi - che comprenda Pd, Idv, ambientalisti e Sel. L'alleanza con Casini mi pare invece improbabile». E Rifondazione? «Non possiamo più stare ai ricatti di quella sinistra. La gente ci chiede risultati. Ci chiede di governare».  Renzi? "Fuffa" televisiva. Certo mettere d'accordo il fronte Pd sembra già un'impresa: vedi il botta e risposta infuocato tra il segretario Bersani e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che "sbadiglia" sull'Ulivo. «Renzi - interviene Rossi - è giovane e ha capacità, ma deve imparare a confrontarsi sul piano politico. Ha ragione quando parla di rinnovamento: il problema è tutto quello che dice dopo. Non si può parlare di rottamazione dei dirigenti». «Il partito - continua - ha le sue regole: più di tre milioni di italiani sono andati alle primarie e hanno scelto Bersani. Lo statuto va rispettato. E lasciamo stare la fuffa televisiva».  Toscana azionista di riferimento del Pd. In vista del voto Rossi batte i pugni: «Sarà doveroso che in caso di elezioni la Toscana conti di più. Dalle regionali, con il voto che abbiamo avuto, siamo gli azionisti di riferimento del Pd: non parlo per me, ma per i dirigenti cresciuti qui».

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