Gioco
Livornese appassionato di motori era a Misano Adriatico per il Gran Premio di San Marino
«Ho visto la tragedia di Tomizawa»
Lara Loreti
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PASSIONE A DUE RUOTE. Andrea Cellai con la maglia della Honda, in sella alla sua moto. Lo choc dei tifosi: «Pensare che fino a poco prima parlava con la madre»
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LIVORNO. «Ho visto la tragedia in diretta, il terrore negli occhi dei tifosi. Poi la paura trasfromarsi in dolore, quando è arrivata la conferma che Shoya Tomizawa era morto». Andrea Cellai, poliziotto livornese appassionato di motori, domenica era a Misano e ha assistito all'incidente mortale in cui ha perso la vita il pilota giapponese di 19 anni, nella gara della Moto2 del Gp di San Marino. «E pensare che fino a poco prima l'avevo visto parlare amabilmente con la mamma. C'era tutta la sua famiglia, compresi i fratellini». Andrea Cellai venerdì è partito con un gruppo di amici appassionati di moto per Misano Adriatico per fare il tifo per Valentino Rossi. Un weekend festoso, a tu per tu con il loro beniamino e a contatto con i campioni mondiali delle due ruote. Mai avrebbero immaginato di assistere a una tragedia del genere. Il gruppo di livornesi, capitanato da Cellai, parte venerdì pomeriggio. «Appena arrivati, ci siamo sentiti come a casa. C'era molta gente che s'accampava vicino alla pista con tende e camper per respirare da vicino l'atmosfera magica dei motori. E più s'avvicinava il giorno delle gare più l'ambiente si scaldava». Venerdì è il giorno delle prove libere, senza il cronometraggio ufficiale dei tempi di corsa. Poi, sabato, si comincia ad entrare nel vivo con le prove vere delle 125, delle Moto2, dove gareggia il giapponese, e del Moto Gp, a cui appartiene Valentino. Poi finalmente arriva il gran giorno delle gare ufficiali. Domenica mattina, prima dell'inizio, Andrea insieme ai suoi amici si avvicina ai piloti. E durante la pit walk, passando dai box di Tomizawa, il poliziotto vede il campione da vicino. «Mi è sembrato un ragazzo molto serio e meticoloso nella preparazione - dice Cellai - Parlava sempre con i tecnici e con gli ingegneri della corsa, senza mai togliersi il casco». Poi un'immagine tenera: «A un tratto ho notato che gli si è avvicinata una donna molto carina ed elegante, con i capelli lisci castano-rossicci, tagliati a caschetto: la madre. Era molto affettuosa nei suoi riguardi, gli portava la boccetta con i sali minerali e lo incitava a dare il massimo. Non avrei mai pensato che poco dopo quell'immagine così amorevole si sarebbe trasformata in tragedia». Alle 11 iniziano le gare e Andrea Cellai è in prima fila con i suoi amici per assistere a tutte le corse, soprattutto quella di Rossi. Le colline di Misano che circondano il circuito riflettono il giallo di The Doctor 46, come i tifosi chiamano Valentino. Tutto sembra scorrere tranquillo nella soleggiata prima domenica di settembre. Ma a un tratto, durante la gara Moto2, qualcosa va storto: «Attraverso gli schermi giganti abbiamo visto la moto di Tomizawa sbandare e cadere. E altre due andargli addosso: una scena raccapricciante. Dal pubblico s'è alzato un boato di terrore. S'è capito subito che l'incidente era grave, poi l'ha confermato anche lo speaker. I soccorritori correvano verso il giapponese. Poi l'hanno caricato in barella e portato via. La gara è ripresa subito. Ma solo dopo, durante il Moto Gp, è arrivata la notizia che il 19enne era morto. I vincitori sono saliti sul podio, senza champagne, ma non è stata una vera vittoria. L'aria era piena di dolore».
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