Il Tirreno

Livorno

«La denuncia di Cosci è un'intimidazione contro gli infermieri»

«La denuncia di Cosci è un'intimidazione contro gli infermieri»

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«Sono gli infermieri le vere vittime di questa vicenda e la denuncia nei loro confronti è un vero e proprio atto intimidatorio che fa seguito al clima pesante che si era instaurato nel servizio di assistenza domiciliare». Chiara Pini, dirigente del servizio infermieristico dell'Asl 6 e Massimo Schirru, presidente del collegio degli infermieri intervendono sulla vicenda della denuncia presentata dal dottor Fabrizio Cosci contro i 13 infermieri del servizio assistenza domiciliare.  Si tratta dei tredici infermieri che hanno firmato la lettera ai vertici Asl denunciando l'atteggiamento del loro dirigente, alla denuncia dei quali il dottor Cosci ha accluso una richiesta di danni di un milione.  «Per prima cosa i nostri colleghi sono estremamente amareggiati anche dal fatto di aver saputo della denuncia a loro carico solo attraverso la stampa - sostengono Pini e Schirru - ma se sono estremamente sconcertati sul piano personale, sono assolutamente sereni su quello professionale.

Oltretutto - aggiungono - nella loro lettera si sono limitati a segnalare uno stato di cose ai vertici Asl secondo quella che è la prassi corretta in situazioni come questa. E questo. precisano i due dirigenti infermieristici - nella speranza di poter comporre la vicenda secondo quello spirito collaborativo che fa parte da sempre con il nostro modo di lavorare».  Ma quali sarebbero i problemi emersi che hanno portato alla lettera dei 13? «Principalmente si è trattato di un'atteggiamento da parte del dottor Cosci che, di fatto, squalificava le figure professionali degli infermieri - spiega Schirru - che sono abilitati ed abituati a intervenire in certe situazioni nell'interesse del paziente, e questo senza una gestione assolutamente prescrittiva come quella che invece si era instaurata. Gli infermieri invece di scansare le responsabilità se le vogliono assumere, collaborando sia con i medici ospedalieri che di famiglia».  Insomma gli infermieri del servizio assistenza domiciliare, che hanno in carico circa 400 pazienti, tutti con gravi patologie e a volte con situazioni di estremo degrado sociale - spiegano Schirru e Pini - si sono lamentati del fatto che il loro dirigente interveniva pesantemente sul loro lavoro, scavalcando oltretutto il cooridnatore del servizio (la ex caposala ndr) nell'organizzazione derl servizio. «Oltretutto - aggiungono Pini e Schirru - questo avveniva con parole e atteggiamenti bruschi e duri confronti degli infermieri, nella grande maggioranza donne, che hanno creato problemi ai singoli e instaurato un clima estremamente pesante nel servizio. E se gli episodi risultano esser più sporadici in passato, sono cresciuti da quando il dottor Cosci è statao nominato dirigente di zona, quindi senza aver più alcun diretto superiore alla sua mansione di dirigente del servizio di assistenza domiciliare».  «Un dirigente va valutato anche se sa creare un gruppo e una squadra efficace - aggiunge Chiara Pini - e proprio per questo motivo i nostri colleghi si sono rivolti ai loro superiori dell'Asl, oltre che per avere quella tutela necessaria per solgere in modo adeguato le loro mansioni».  «Gli infermieri del servizio domiciliare hanno in carico in media 25 pazienti a testa - sottolinea Massimo Schirru - e ogni mattina partono con il loro zainetto e vanno a fare una quindicina di visite domiciliari a testa. Oltretutto, a volte, sono gli unici che entrano in certe abitazioni e proprio per questo sono abituati a lavorare a stretto contatto con i medii di famiglia come, a volte, con gli stessi servizi sociali.

E parliamo di gente che spesso lascia ai pazienti il proprio numero di cellulare privato, per rispondere alle loro esigenze. Quindi - aggiunge il presidente del collegio degli infermieri - parliamo di persone che fanno della disponibilità e dello spirito di collaborazione la proria bandiera e che certo non vogliono alimentare dei conflitti. Va sottolineato che queste persone - precisa ancora Schirru - anzichè scrivere qualla lettera, avrebbero potuto chiedere il trasferimento, invece sono voluti rimanere perché vogliono fare bene questo tipo di lavoro, visto anche che molti di loro hanno anche preso dei master in assistenza domiciliari e altri li stanno prendendo a loro volta».  Monica Pini interviene anche sulle accuse lanciate dal dottor Cosci ai 13 infermieri in merito alle ore straordinarie: «Noi non abbiamo avuto nessun sentore di problemi di questo genere, nemmeno a livello informale - specifica - e oltretutto la gestione delle ore straordinarie era frimata dallo stesso dottor Cosci come dirigente responsabile del servizio: su questo aspetto si è espressa a favore degli infermieri anche la stessa commissione che ha esaminato la vicenda, composta da dirigenti dell'Asl di Firenze e dell'area Fiorentina, proprio per evitare eventuali problemi personali».  E Massimo Schirru conclude ricordando di non credere che un dirigente Asl possa essere rimosso dal suo incarico solo per una lettera di un gruppo, seppur nutrito, di infermieri. «Credo che siano anche altri i motivi che hanno portato alla valutazione dell'Asl - conclude il prsidente del collegio degli infermieri - in ogni caso la sua reazione alla lettera dei miei colleghi è stata certamente eccessiva, e la sua denuncia, infine, un atto sicuramente intimidatorio nei confronti dei miei colleghi».

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di Redazione web