Gioco
Addio a Liliana, una vita dedicata agli altri
Lara Loreti
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Una vita dedicata alla solidarietà, alla carità, all'amore per il prossimo. Livorno piange Liliana Favati Migliori, classe 1923. Una donna d'altri tempi dal cuore grande e dalle rarissime doti umane. È morta sabato sera in ospedale per problemi di salute legati all'età: il 28 agosto ha avuto un ictus. Vedova del noto medico Giorgio Favati, aveva sette figli, dieci nipoti e un pronipote. Fino all'ultimo, la signora Liliana ha dedicato tutta se stessa alla famiglia e ai bisognosi.
Oggi alle 16 saranno celebrate le sue esequie, a cura del servizio funebre della Misericordia, nella chiesa dei Greci Uniti, in via della Madonna. Poi la salma sarà portata nel cimitero della Misericordia per la sepoltura. Alla cerimonia parteciperanno monsignor Vasco Bertelli e forse il vescovo Simone Giusti. Ieri la camera ardente in via Verdi. Nata a Firenze, Liliana apparteneva a un'importante famiglia del capoluogo. La sua adolescenza è stata caratterizzata dall'impegno verso i poveri: ha lavorato come volontaria con La Pira e ha fatto parte del gruppo San Procolo di Firenze insieme a Fioretta Mazzei. Zia dell'onorevole Migliori, dopo gli studi si trasferì presto a Livorno per amore. Negli anni Cinquanta conobbe Giorgio Favati, medico livornese. Un amore nato sotto la benedizione del volontariato. Basti dire che proprio durante un pellegrinaggio a Loreto Liliana Migliori conobbe suo marito, che la portò con sé a Livorno. Liliana ben presto diventò la colonna portante dell'Unitlasi, l'Unione nazionale trasporto ammalati, cittadina. I due si sposarono nel 1955 durante un pellegrinaggio.
Un'unione intensa da cui sono nati sette figli, tutti membri attivi dell'Unitalsi. Marco e Michelangelo hanno un'omonima agenzia immobiliare in città molto conosciuta; Francesco è imprenditore a Firenze; e poi ci sono Cecilia ed Enrica, crocerossine, Nicoletta e Alessandra. Liliana Migliori è conosciuta soprattutto per il suo spirito caritatevole: tra le altre attività, agli inizi degli anni Ottanta si è data da fare per gli asili livornesi. «Quando chiusero per problemi vari - ricorda il nipote Salvatore Favati - lei stessa si impegnò a dare da mangiare a 40 persone e pranzo e a cena a Sant'Andrea». Commosso il ricordo della figlia Cecilia: «Ha seguito mio padre finché è morto, nell'81. E ha trasmesso a tutti noi l'amore e l'impegno nell'aiutare chi soffre».
Oggi alle 16 saranno celebrate le sue esequie, a cura del servizio funebre della Misericordia, nella chiesa dei Greci Uniti, in via della Madonna. Poi la salma sarà portata nel cimitero della Misericordia per la sepoltura. Alla cerimonia parteciperanno monsignor Vasco Bertelli e forse il vescovo Simone Giusti. Ieri la camera ardente in via Verdi. Nata a Firenze, Liliana apparteneva a un'importante famiglia del capoluogo. La sua adolescenza è stata caratterizzata dall'impegno verso i poveri: ha lavorato come volontaria con La Pira e ha fatto parte del gruppo San Procolo di Firenze insieme a Fioretta Mazzei. Zia dell'onorevole Migliori, dopo gli studi si trasferì presto a Livorno per amore. Negli anni Cinquanta conobbe Giorgio Favati, medico livornese. Un amore nato sotto la benedizione del volontariato. Basti dire che proprio durante un pellegrinaggio a Loreto Liliana Migliori conobbe suo marito, che la portò con sé a Livorno. Liliana ben presto diventò la colonna portante dell'Unitlasi, l'Unione nazionale trasporto ammalati, cittadina. I due si sposarono nel 1955 durante un pellegrinaggio.
Un'unione intensa da cui sono nati sette figli, tutti membri attivi dell'Unitalsi. Marco e Michelangelo hanno un'omonima agenzia immobiliare in città molto conosciuta; Francesco è imprenditore a Firenze; e poi ci sono Cecilia ed Enrica, crocerossine, Nicoletta e Alessandra. Liliana Migliori è conosciuta soprattutto per il suo spirito caritatevole: tra le altre attività, agli inizi degli anni Ottanta si è data da fare per gli asili livornesi. «Quando chiusero per problemi vari - ricorda il nipote Salvatore Favati - lei stessa si impegnò a dare da mangiare a 40 persone e pranzo e a cena a Sant'Andrea». Commosso il ricordo della figlia Cecilia: «Ha seguito mio padre finché è morto, nell'81. E ha trasmesso a tutti noi l'amore e l'impegno nell'aiutare chi soffre».
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