Il Tirreno

Livorno

«No ai processi mediatici»

Massimo Ferrucci segretario provinciale della Fials
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Massimo Ferrucci segretario provinciale della Fials

Fials: tra i lavoratori Asl serpeggia la paura

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 LIVORNO. «Chi sarà il prossimo?». Questo l'interrogativo che si pone Massimo Ferrucci, segretario provinciale della Fials, federazione autonoma dei lavoratori della sanità, commentando le vicenda che in questi giorni sta interessando il dottor Cosci.  «Le vicende più recenti riguardanti alcuni dirigenti dell'Asl 6 - dice Ferrucci - sono una significativa rappresentazione di un diffuso malessere presente tra i lavoratori. Sono ormai vari mesi che assistiamo alla costante azione della direzione Asl diretta alla sostituzione di dirigenti e quadri intermedi. Tutte queste operazioni hanno dimostrato una profonda sfiducia della direzione nei confronti di una vasto numero dei propri dirigenti».  Secondo Ferrucci risulta singolare che la direzione «a cui la legge attribuisce un grande potere per la nomina dei dirigenti di struttura complessa attraverso una procedura caratterizzata da una discrezionalità vincolata, però non assimilabile ad un concorso, si accorga in una fase immediatamente successiva della inadeguatezza dei medesimi». Il segretario provinciale della Fials chiarisce come sia innegabile che di fronte a presunte irregolarità e comportamenti scorretti la direzione abbia il diritto e il dovere di procedere a contestare presunte infrazioni dei lavoratori. «Sempre però nel rispetto delle procedure contrattuali e legislative - prosegue Ferrucci - e con la possibilità di esercizio del diritto di difesa. Ciò che è sorprendente è il metodo del "processo mediatico" alimentato anche da notizie fornite dagli organi della Asl. Prima, infatti, dell'accertamento delle responsabilità, il singolo lavoratore viene additato come un presunto colpevole con un discredito gettato sulla sua persona ed inevitabile disorientamento tra gli utenti».  In modo polemico, Ferrucci sottolinea come «c'è la sensazione che il criterio per entrare nel novero degli "eletti" cioè nel gradimento della direzione sia quello della fedeltà assoluta che comporta non esprimere opinioni difformi o critiche». Un clima che secondo la Fials non giova certo ai dipendenti e quindi si ripercuote sui cittadini. «Esiste tra i lavoratori una diffusa sensazione di timore e precarietà - prosegue Ferrucci - per il concretizzarsi di sanzioni, rimozioni o svantaggi di carriera. Questo clima pesante produce la diminuzione di motivazioni nel lavoro e incentiva rapporti diretti tra organi della Direzione e lavoratori con la trasmissione di informazioni variamente utilizzate contro qualcuno. I rapporti tra lavoratori sono caratterizzati, in qualche realtà, da diffidenza e sospetto e qualcuno si domanda: chi sarà il prossimo candidato alla rimozione?».  Il Fials si definisce "garantista" e sottoliena come «il tasso di democrazia presente nella Asl 6 è ridotto ai minimi termini, prova eloquente è rappresentata dal permanere di una circolare aziendale, detta della "mordacchia", che impedisce ai lavoratori che criticano l'operato della direzione di comunicare con la stampa, pena sanzioni disciplinari per il comparto o il licenziamento per la dirigenza. Ciò è ovviamente concesso a coloro che si sperticano in lodi».  Infine il Fials contesta il «comportamento decisionista e padronale della direzione Asl, che si attribuisce l'immenso potere di programmazione, gestione e verifica, violando l'articolo 22 legge regionale 40 del 2005 che impone al direttore generale l'approvazione del Piano attuativo locale. Non si comprende perché per la Asl 6 non valga il rispetto delle leggi e perché ciò avviene nel silenzio delle assemblee elettive e dei partiti».

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