Gioco
Lettera con bossolo al dirigente Asa Indagato impiegato
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La sede dell’Asa in via del Gazometro dove è stata la polizia3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Lavora in un ufficio Asa a pochi passi dal capo del personale al quale, qualche tempo fa, aveva spedito una busta minatoria con dentro un proiettile e un biglietto. La polizia è infatti convinta di aver individuato l'autore delle minacce: sarebbe un collega l'uomo che aveva preso di mira Carlo Panichi, il dirigente del personale. Venerdì mattina la polizia è andata nell'ufficio del sospettato e poi ha perquisito il suo appartamento e la casa di famiglia.
A incastrare l'impiegato, un livornese di 46 anni, una perizia della grafia: gli investigatori della squadra mobile, che da oltre tre mesi lavorano al caso, hanno confrontato un documento firmato dal sospettato con il biglietto minatorio arrivato a Panichi. E hanno scoperto che i due manoscritti sono compatibili. Inoltre, la polizia, coordinata dal dirigente della mobile Marco Staffa, ha effettuato anche altre verifiche e ottenuto ulteriori riscontri. L'accusa è minacce aggravate. Gli investigatori si muovono nel pieno riserbo: ci sono ancora in corso indagini. Ma in base a quanto emerso, avrebbero trovato nell'appartamento del dipendente Asa del materiale da analizzare. A questo scopo, hanno acquisito della documentazione. Venerdì mattina gli uomini della squadra mobile hanno effettuato un blitz negli uffici in via del Gazometro, proprio la sede dove lavora Panichi e dove lo scorso maggio era arrivata la lettera contenente il bossolo. I poliziotti hanno invitato l'impiegato a seguirli per le perquisizioni. Oltre al suo appartamento, gli agenti hanno controllato una casa di famiglia. Verifiche anche sull'automobile. Resta ancora da chiarire il movente che avrebbe spinto il quarantaseienne ad agire in quel modo nei confronti di Panichi.
Per il momento l'indagine è in corso e tutto è ancora da verificare. Sarà poi la magistratura a rilevare le eventuali responsabilità del sospettato. Per il momento gli viene contestato un solo episodio, quello della lettera col bossolo. Tuttavia, ricordiamo che Panichi era stato oggetto di numerose minacce e ingiurie: una persecuzione che, come denunciato dallo stesso capo del personale alla polizia, è andata avanti per mesi. Il dirigente ha ricevuto diverse lettere, tutte sul posto di lavoro, finché le minacce sono culminate nella ricezione del proiettile 7.65. Il blitz della polizia, venerdì mattina, ha sconvolto gli uffici dell'Asa. Da una parte, sin dall'inizio, sembrava probabile che gli atti intimidatori verso Panichi fossero maturati nell'ambiente di lavoro, dall'altra però l'ipotesi che a colpire possa esser stato un collega ha lasciato perplessi un po' tutti, a partire dai vertici dell'azienda, che per il momento preferiscono non commentare i fatti. Nei mesi scorsi l'Asa è stata al centro dell'attenzione anche per un'indagine della polizia su furti di gas. Tra gli indagati c'è anche un tecnico dell'azienda. L'inchiesta è tuttora aperta.
A incastrare l'impiegato, un livornese di 46 anni, una perizia della grafia: gli investigatori della squadra mobile, che da oltre tre mesi lavorano al caso, hanno confrontato un documento firmato dal sospettato con il biglietto minatorio arrivato a Panichi. E hanno scoperto che i due manoscritti sono compatibili. Inoltre, la polizia, coordinata dal dirigente della mobile Marco Staffa, ha effettuato anche altre verifiche e ottenuto ulteriori riscontri. L'accusa è minacce aggravate. Gli investigatori si muovono nel pieno riserbo: ci sono ancora in corso indagini. Ma in base a quanto emerso, avrebbero trovato nell'appartamento del dipendente Asa del materiale da analizzare. A questo scopo, hanno acquisito della documentazione. Venerdì mattina gli uomini della squadra mobile hanno effettuato un blitz negli uffici in via del Gazometro, proprio la sede dove lavora Panichi e dove lo scorso maggio era arrivata la lettera contenente il bossolo. I poliziotti hanno invitato l'impiegato a seguirli per le perquisizioni. Oltre al suo appartamento, gli agenti hanno controllato una casa di famiglia. Verifiche anche sull'automobile. Resta ancora da chiarire il movente che avrebbe spinto il quarantaseienne ad agire in quel modo nei confronti di Panichi.
Per il momento l'indagine è in corso e tutto è ancora da verificare. Sarà poi la magistratura a rilevare le eventuali responsabilità del sospettato. Per il momento gli viene contestato un solo episodio, quello della lettera col bossolo. Tuttavia, ricordiamo che Panichi era stato oggetto di numerose minacce e ingiurie: una persecuzione che, come denunciato dallo stesso capo del personale alla polizia, è andata avanti per mesi. Il dirigente ha ricevuto diverse lettere, tutte sul posto di lavoro, finché le minacce sono culminate nella ricezione del proiettile 7.65. Il blitz della polizia, venerdì mattina, ha sconvolto gli uffici dell'Asa. Da una parte, sin dall'inizio, sembrava probabile che gli atti intimidatori verso Panichi fossero maturati nell'ambiente di lavoro, dall'altra però l'ipotesi che a colpire possa esser stato un collega ha lasciato perplessi un po' tutti, a partire dai vertici dell'azienda, che per il momento preferiscono non commentare i fatti. Nei mesi scorsi l'Asa è stata al centro dell'attenzione anche per un'indagine della polizia su furti di gas. Tra gli indagati c'è anche un tecnico dell'azienda. L'inchiesta è tuttora aperta.
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