Sicurezza
Il magistrato Magi ha sottolineato gli aspetti peggiorativi del nuovo rapporto e contestato la legittimità della stessa Ctt
Il giudice reintegra sei impiegati Atl
Nel 2006 erano stati trasferiti di autorità alla Compagnia toscana trasporti
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LIVORNO. Reintegrati al loro posto, con il ripristino dell'anzianità di lavoro, i sei impiegati dell'Atl che nel 2007 era stati trasferiti alle dipendenze della Ctt, Compagnia Toscana trasporti, la srl formata dall'Atl con altre aziende di trasporto pubblico locale. I sei dipendenti, che oltretutto continuavano a lavorare a Livorno nonostante la Ctt abbia sede a Pistoia, hanno fatto causa all'azienda contestando il trasferimento forzato e il giudice del lavoro Jaqueline Magi (nella foto a sinistra) ha dato loro ragione, ordinandone il ritorno in Atl. La decisione, sia sulla scorta di una sentenza della corte di appello di Firenze che riformava le sentenze emesse da altri tribunali toscani contro altri lavoratori di altre aziende di trasporto trasferiti alla Ctt, ma anche e soprattutto sul fatto che il giudice del lavoro ha giudicato peggiorativo il passaggio da un regime pubblicistico a ad uno privatistico, obiettando anche sul fatto che la Ctt, lavorando nel settore del trasporto pubblico, agisse in assenza di concessione governativa. La causa era stata promossa da sei impiegati amministrativi dell'azienda di trasporti livornesi, Monica Morlacchi, Velio Bardi, Stefano Bernini, Milena Cigolini, Manuela Gatto e Claudia Pampaloni, che sono state patrocniata nella causa dagli avvocato Valeria Panzone di Firenze e Costanza Leone di Firenze. La vicenda prese le sue mosse nel 2001, quando venne creata, dalle aziende di trasporto pubblico toscano, il Ctt, Consorzio toscano trasporti, poi divenuto nel 2005 Compagnia toscana trasporti srl, destinata ad occuparsi di alcuni aspetti amministrativi delle aziende di trasporto. Nel 2006 ci furono i primio passaggi di alcuni dipendenti delle aziende, seguiti dalle prime cause che furono favorevoli alle aziende, poi, nel 2007, toccò agli impiegati livornesi, gli unici tra l'altro che continuarono a lavorare nella sede originaria, in questo caso la sede dell'Atl. «I dipendenti che erano stati trasferiti alle dipendenze della nuova società - ha spiegato l'avvocato Panzone - avevano subito un notevole danno. Prima di tutto - specifica il legale - erano passati da un regime di contratto di tipo pubblicistico, con forme di tutela forti per i lavoratori, ad uno privatistico, con tutele e garanzie decisamente più deboli. Poi - ha proseguito l'avvocato Panzone - c'era anche l'aspetto economico, dato che se all'inizio le qualifiche e lo stipendio erano gli stessi, in seguito ai lavoratori non venivano versati gli stessi benefici economici che ricevevano in precedenza. E questo, oltretutto, lavorando nella stessa sede accanto ai colleghi rimasti alle dipendenze Atl». Una situazione che adesso è stata modificata dalla sentenza del giudice Magi che ha ordinato il reintegro e la ricostruzione della posizione contributiva dei sei impiegati come se il trasferimento non fosse mai avvenuto.
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