Il Tirreno

Livorno

«Qualcuno mi spia» Savi sotto choc dopo la rapina

Lara Loreti
Il sangue a terra in via San Martino
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Il sangue a terra in via San Martino

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 LIVORNO. «Avevo parcheggiato, avevo appena preso in mano la busta con i soldi e stavo aprendo la portiera dell'auto per scendere quando un uomo col passamontagna mi ha colpito in testa con il calcio della pistola e poi mi ha gridato per tre volte "Dammi i soldi".  Poi si è allontanato e io sono sceso dall'auto. A quel punto lui si è girato e mi ha sparato al piede destro». È sconvolto Sirio Savi, titolare degli omonimi magazzini in via Grotta delle Fate e a Stagno. Mercoledì sera è stato vittima di due malviventi: uno l'ha aggredito sotto casa, in via san Martino e lo derubato di circa 15mila euro, l'incasso della giornata. L'imprenditore è in ospedale, sotto controllo, ed è ancora sotto choc.  Un incubo chiamato rapina a mano armata. Dove il malvivente di turno non si fa scrupolo di usare la pistola non solo per minacciare. A addirittura per sparare alla vittima. Una vittima indifesa, peraltro già colpita al volto, e già defraudata di un ricco bottino. Di rapine a mano armata negli ultimi anni ce sono state tante e di tutti i tipi, ma di colpi sparati non se n'erano visti. Negli ultimi giorni invece, due persone sono state portate in ospedale per ferite da arma da fuoco.  Savi, 56 anni, dal letto d'ospedale, nella degenza in pronto soccorso, racconta la sua terribile esperienza.  Come si sente?  «Sto un po' meglio, a breve dovrebbero dimettermi. Ma sono ancora un po' frastornato. Mi hanno ingessato caviglia e piede e poi mi si è gonfiato l'occhio... Non me ne ero neanche accorto sul momento, ma sono stato colpito anche lì».  Cosa è successo esattamente?  «Il rapinatore si è avvicinato alla mia jeep Cherokee scura e mi ha subito colpito all'occhio col calcio della pistola, poi mi ha intimato di dargli i soldi».  Crede di esser stato seguito?  «Sicuramente i malviventi si sono appostati e hanno aspettato che rincasassi. Ma la cosa sconvolgente è che quel rapinatore è sbucato dal nulla. Me lo sono ritrovato addosso in un attimo, non mi ero reso conto della presenza di qualcuno o di uno scooter, non ci avevo proprio fatto caso. Ho lavorato dalle 8 di mattina alle 20.30 di sera, ero stanco. E quando torno a casa non faccio a caso a nulla, non vedo l'ora di rientrare e riposarmi un po'».  Cosa ha fatto l'altra sera prima di tornare a casa?  «Niente di particolare, le solite cose. Ho fatto il giro dei punti vendita e ho preso l'incasso, era in una busta. Non so esattamente quanto, forse sui 15mila euro. Poi sono andato a casa, in via san Martino, e ho parcheggiato».  Poi cosa è successo?  «Il rapinatore mi si è avvicinato, mi ha colpito e quando io gli ho dato i soldi si è allontanato di corsa. Io allora sono sceso dal mezzo e lui deve aver pensato che volessi rincorrerlo o comunque che reagissi. A quel punto si è girato e ha sparato. Un istante dopo, mia moglie è uscita di casa e mi ha chiesto cosa fosse successo. Io le ho detto che ero stata rapinato. Lei allora ha cominciato a correre dietro al malvivente, che nel frattempo si allontanava su uno scooter chiaro guidato da un complice».  La moglie di Savi, Graziella, ha corso per diverse centinaia di metri, fino al punto vendita in via Grotta delle fate. È lei stessa a raccontarlo: «Non lo so cosa mi sia successo, mi veniva da correre... Mio marito gridava: "Fermati, fermati, attenta ti spara!". Ma io non riuscivo a fermarmi. Poi è arrivato anche un vicino di casa, che ha chiamato la polizia». (ndr)  Che aspetto aveva l'aggressore? «Credo fosse italiano, anche se ha pronunciato solo quella frase: "Dammi i soldi". E non aveva particolari inflessioni nell'accento. Aveva le sopracciglia nere e folte, gli occhi scuri e l'incarnato chiaro. Sembrava giovane. Il complice non l'ho visto».  Ha mai ricevuto minacce? E ha idea di chi potrebbe esser stato?  «Non ho mai ricevuto minacce di nessun tipo, non so proprio chi possa avermi preso di mira. Una cosa però mi sembra chiara: chi ha agito conosceva le mie abitudini, sapeva dove abito e anche il fatto che avevo con me dei soldi. Temo che qualcuno mi spiasse. Però non ho mai avuto la sensazione di esser seguito, né l'altra sera né in altre occasioni».  Aveva già subito rapine?  «Sì, di recente un paio. Qualche anno fa vennero nel negozio a Stagno dei malviventi con le pistole che immobilizzarono 4 dipendenti. Poco dopo rapinarono anche "Io Bimbo". Qualche mese fa invece entrarono nel negozio con l'auto per rubare. Ma stavolta è stato diverso: è stato un gesto mirato nei miei confronti».  

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