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«Ma livornesi e immigrati non sono ai ferri corti» Parla il parroco polacco
Pasquale Napolitano
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Don Tomasz Zurek, parroco di San Benedetto 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO «Non è lo straniero a infastidire i livornesi, ma la percezione di non essere al sicuro». Don Tomasz Zurek analizza, dopo quanto accaduto in via dei Mulini, il clima della sua parrocchia di S. Benedetto. Di origini polacche, è in Italia da otto anni: dopo essere stato in piazza Magenta per un anno e mezzo, è passato a guidare l'attuale parrocchia. «L'accoglienza - racconta - è stata subito molto buona. Le persone del quartiere sono molto aperte». Sono tanti i preti non italiani e spesso il primo passo da fare è quello di capire le esigenze e gli stili di vita del nuovo posto. «Nel mio quartiere - dice il parroco di San Benedetto - vivono tanti livornesi. E gli stranieri devono rispettare le regole della città ospitante, non cercare di esportare le proprie abitudini». Qualche difficolta c'è sempre, ma tra gli stranieri e i livornesi la convivenza è generalmente buona. Aspetto che si può notare, come evidenzia lo stesso parroco, soprattutto tra i bambini: «Gli studenti italiani della scuola Benci vivono in totale sintonia con quelli stranieri. La capacità di apprendimento delle ragazze e dei ragazzi non italiani è ottima, e non di rado superiore. E la mia parrocchia accoglie ogni giorno bambini di ogni Paese per il catechismo e per giocare». I parrocchiani riferiscono di romeni che sono nel quartiere da anni con cui non hanno mai avuto problemi. Sono di solito lavoratori, descritti sempre come brave persone e vicini di casa civili. Ieri mattina don Tomas ha parlato con un signore romeno che vive con famiglia e bambini: «Non si sente minacciato e non si è soffermato molto sull'episodio di ieri». Famiglie ucraine, russe, polacche, romene, albanesi: chi frequenta la parrocchia sostiene di avere rapporti civili e pacifici con tutti i livornesi. «Io - aggiunge il prete polacco - ho buoni rapporti anche con alcuni albanesi musulmani». Molte persone di origine straniera bussano alla chiesa di San Benedetto, ma è difficile distinguere chi ha davvero bisogno di aiuto da chi cerca solo dei soldi facili. Don Tomasz fa comunque il possibile per aiutare tutti: «Abbiamo fatto un corso d'italiano tempo fa. Ho parlato con le donne di Svs che vogliono collaborare per attivare un nuovo ciclo di lezioni». L'ostacolo principale resta la sensazione diffusa di insicurezza: «Con le leggi che abbiamo - denuncia don Tomasz Zurek - siamo indifesi, se viene un ladro in casa mia non posso fermarlo perché lui può accusarmi di averlo aggredito e di avergli fatto del male». Il parroco non è sceso in strada durante il caos creatosi in via dei Mulini: «Ero in parrocchia, il mio sacrestano mi ha informato su cosa stava accadendo ma non sono andato sul posto perché credo che in questi casi sia meglio non creare ulteriore confusione, lasciando intervenire le forze dell'ordine». L'appello di Don Tomasz è chiaro: «Non possiamo farci giustizia da soli. Se - prosegue- è nato tutto da una piccola incomprensione, bisogna evitare che in futuro si arrivi nuovamente a situazioni del genere. Andrebbero potenziati i mezzi e le risorse per controllare regolarmente il quartiere». Il parroco spenderà qualche parola su queste problematiche nella predica di domenica. Gli abitanti del quartiere intanto invocano a gran voce la videosorveglianza.
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