Il Tirreno

Livorno

IL GIORNO DOPO

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 LIVORNO. Sono quasi le 17, il set di questo nuovo film di una Livorno che non conoscevamo lo trovate in via Luigi Bosi, sul retro di piazza Venti Settembre: un'auto si ferma nei pressi di Paninoland e un'altra si vede la strada sbarrata ed è costretta ad aspettare. Il guidatore del secondo veicolo inizia a suonare, l'altro grida dal finestrino: «Due minuti, faccio scendere la bimba».  Forse è bastato anche meno, magari una trentina di secondi o poco più: fatto sta che i due - un livornese e un uomo di origine straniera - scendono ciascuno dalla propria macchina e iniziano a prendersi a spinte e pugni.  Da una delle finestre del palazzo vicino si vede un volto di donna e si sentono le grida. Pungenti come un coltello: «Basta, siamo stanchi, tornatene a casa tua». Di lì, per caso, passa un ragazzo sudamericano che alza la testa, si infuria e, esasperato, controbatte a muso duro: «Cos'hai contro noi stranieri?».  Gli automobilisti vengono divisi, rientrano nell'abitacolo e sgassano via. Per chi resta di sasso sul marciapiede la scena però non è finita.  Da uno dei negozi della strada esce un uomo sulla sessantina. Grida in mezzo alla carreggiata: «Romeni, albanesi, marocchini, ve ne dovete andare tutti. Tornatevene a casa vostra». E forse non si accorge di come suona queston grido a molte di quelle finestre che gli si chiudono davanti.  Ieri, all'indomani della rissa di via dei Mulini, la tensione nell'aria del centro si tagliava ancora a fette. Per tutta la mattinata nessun commento fuori posto, nessuna scenata. Poi è bastato un clacson di troppo a far saltare i nervi. Anche i commercianti restano a bocca aperta: «In tanti anni a Livorno non abbiamo mai visto una scena come questa. Speriamo che il caos di ieri non abbia scoperchiato una brutta pentola».  Certo il quartiere, come i ripetono i residenti di sempre, «non è grave più quello dei livornesi più livornesi e del mercatino americano. Basta guardare sui campanelli delle case: hanno quasi tutti nomi stranieri».  Ma l'Ovosodo oggi è forse l'unico vero laboratorio di integrazione della città. Lo dicono gli sforzi e spesso anche i successi delle scuole Benci, che ospitano il più alto numero di alunni stranieri della Provincia. Lo dicono le due mamme - livornese l'una, senegalese l'altra - che si sono fermate a parlare all'angolo tra via dei Mulini e via Bosi proprio mentre va in scena la scazzotata degli automobilisti con grida al seguito. «Lascia stare - dice la prima - sono tutti nervosi, dev'essere il caldo. Comunque ho incontrato la maestra, mi ha detto che anche quest'anno i bimbi restano in classe insieme, non ci saranno sdoppiamenti....». J.G.

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di Redazione web