Il dolore
Il fronte del no allattacco. Scaffidi: abbiamo visto segni di cedimenti del terreno
«Qui c'è il rischio di frane»
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La protesta anti-discarica. In alto: la raccolta di firme. Sotto: una ruspa Ma il Comune nega: solo fenomeni minimi e fuori dalla discarica
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LIVORNO. «Nel bosco ci sono alberi che stanno venendo giù: temiamo che sia l'indizio di una fragilità del terreno». Rosaria Scaffidi, portavoce del "fronte del no" alla discarica del Limoncino, dice di «non aver più rabbia ma solo paura di quel che può accadere». I tecnici del Comune ribattono che non ci sono gravi rischi di frane («c'è solo un "ammollamento" del terreno dovuto alle piogge insistenti di qualche mese fa»). L'allarme lo lancia la "voce" del Comitato di lotta che da giorni non molla il presidio al Limoncino: «Bisognerebbe - dice Scaffidi raccontando un sopralluogo con un tecnico di fiducia - che la Forestale andasse a vedere in presa diretta quel che sta accadendo davvero dentro il bosco: ci sono tubi che passano in mezzo agli alberi e che presto verranno sotterrati, ci sono segni di cedimenti del terreno». Tanti flash che, a giudizio del movimento spontaneo contro la discarica, invitano a immaginare le conseguenze di «quel che può accadere se per caso una frana investisse l'area della discarica, una volta che i rifiuti saranno portati là dentro». E' una eventualità che da Palazzo civico viene respinta con fermezza. «Quei segni - avverte il geologo Leonardo Gonnelli - non sono altro che l'effetto causato da tutta la pioggia venuta giù nella prima parte dell'anno. Sì, ci sono "ammollamenti", saturazioni d'acqua che rendono il terreno un po' più sciolto. Ma è bastato poco, il semplice cambiamento delle condizioni meteo, perché il suolo si rinsaldasse di nuovo». E aggiunge: «E' avvenuto in molte altre zone attorno alla città, nei boschi della Valle Benedetta le frane ci sono state davvero». Per Gonnelli bisogna «aver presente che la cava copre un'area di dieci ettari e mezzo mentre la discarica arriva a tre»: questi "ammollamenti" - precisa - sono avvenuti «in una parte dell'ex cava all'esterno della zona della discarica». Ma il Comitato non ci sta: «Escano dai loro uffici e vengano a vedere quel che vediamo accadere sotto i nostri occhi», dice Scaffidi ribadendo che «per 4 anni sono stata in contatto con il Comune, perché nessuno ci ha detto una parola se la cosa era così splendida e pulita?». Dal "fronte del no" si ricorda che «un corso d'acqua è stato imprigionato in una rete di tubi nel sottosuolo» e che «quando abbiamo chiesto certezze e garanzie alla proprietà della discarica, ci è stato detto che nessuno è in grado di darle». Si chiude anche lo spiraglio di un possibile dialogo che il sindaco aveva tentato chiedendo ai promotori della contestazione di indicare una rosa di tecnici di fiducia dalla quale il Comune avrebbe pescato un nome da inserire in una commissione per tenere gli occhi aperti sulla discarica. Il problema non sono gli occhi aperti bensì la discarica, dice la portavoce: «Una volta che avremo lì questa montagna di rifiuti, cosa ci sarà da monitorare? Sarà inutile e troppo tardi». M.Z.
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