Il Tirreno

Livorno

Le Colline, pesanti accuse ai gestori

Luciano De Majo
La casa di riposo “Le Colline”: la sala dove gli ospiti consumano i pasti
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La casa di riposo “Le Colline”: la sala dove gli ospiti consumano i pasti

La Procura: servizi carenti. Indagata l'amministratrice della società

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 LIVORNO. Abbandono di persone incapaci. E' un'accusa pesante, quella che la Procura della Repubblica rivolge ai gestori della Casa di riposo "Le Colline", alla quale i carabinieri del Nas hanno messo i sigilli dando il via all'operazione-sgombero.  Al di là della mancanza di autorizzazioni, che attiene a una questione di carattere amministrativo, gli inquirenti da tempo avevano chiesto il sequestro della struttura, ritenendo evidentemente che non vi fossero servizi e assistenza all'altezza della situazione. «Una cosa deve essere chiara - dice il vice procuratore Luca Masini - e cioè che l'azione della Procura della Repubblica ha un obiettivo principale, cioè la tutela degli ospiti di questa casa di riposo».  La magistratura livornese ha ottenuto il sequestro delle "Colline" soltanto in sede di riesame, dopo che prima battuta il gip lo aveva respinto. Il fascicolo d'indagine aperto da tempo è nelle mani del sostituto procuratore Giuseppe Rizzo. La società che gestisce la struttura è una srl da 10mila euro di capitale sociale che si chiama "Pensionato Le Colline". Il 90 per cento è detenuto da Giuseppe Cullotta, 66 anni, imprenditore di Massa, attivo nella gestione dei rifiuti nella città apuana. L'altro 10 per cento è invece di proprietà della livornese 35enne Manola De Martino. Ed è proprio lei, in qualità di amministratore unico della società e quindi di legale rappresentante, ad essere stata iscritta nel registro degli indagati.  Della casa di riposo che si trova sul viale del Risorgimento si occupò, ormai circa un anno fa, anche la polizia, che ricevette una chiamata da alcuni ospiti della struttura e, durante un sopralluogo, trovò che una persona anziana dormiva su una brandina da mare, condizione che per gli inquirenti rappresenta già una situazione sbagliata: non è possibile, infatti, per una persona che ha qualche difficoltà, alzarsi in piedi da quella posizione. I reati ipotizzati allora furono l'abbandono di persone incapaci e i maltrattamenti in famiglia, dal momento che il codice assimila all'ambiente familiare quello nel quale viene esercitata l'autorità su un'altra persona.  Sul fronte difensivo, i gestori della struttura hanno fatto sapere di essere disposti a collaborare con l'autorità giudiziaria. «L'intenzione dei miei assistiti - dice l'avvocato Valeria Macchia, che tutela la società - è quella di seguire le operazioni di svuotamento della struttura, che dovrebbero avvenire in tempi brevi, di eseguire i lavori necessari e riprendere a gestirla».  Intanto, il gruppo del Pdl in consiglio comunale guidato da Taradash ha annunciato una interpellanza sull'argomento chiedendo che venga convocata al più presto la commissione consiliare che si occupa delle politiche sociali.  

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di Redazione web