Il Tirreno

Livorno

Canu, un signore in questura

Luigi Canu
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Luigi Canu

Va in pensione il dirigente dell'Ufficio personale

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LIVORNO. Sardo di origini, pisano di nascita, livornese d'adozione e nel cuore. Luigi Canu, un vero signore della polizia, fra pochi giorni lascerà il lavoro per godersi una meritata pensione. I sessant'annni li ha compiuti da un paio di settimane e solo poche ore, ormai, lo separano dal momento di passare a qualcun altro le chiavi dell'ufficio del dirigente del personale della questura.  Luigi Canu rappresenta, comunque, un pezzo di storia della polizia livornese. Arrivato da Genova nel 1987, è stato per otto anni alla squadra mobile. Prima come vice dell'indimenticato dirigente Antonio Paino, poi come dirigente. Anni nei quali è stato il battistrada della sindacalizzazione della polizia, da primo segretario del Siulp, il sindacato unitario dei lavoratori della polizia.  Nel 1990 è protagonista di un caso spinosissimo: la rapina con sequestro di persona alla gioielleria Meucci di Vicarello. Il titolare del negozio fu tenuto in ostaggio, insieme a un amico, da due rapinatori. E lui, Canu, per quattro giorni, fu il tessitore di una tela difficlissima, tante e tali erano le spinte per intervenire e chiudere la questione con la scorciatoia di un blitz che avrebbe messo in pericolo la vita di diverse persone. Alla fine fu la linea del dialogo a prevalere: prima l'amico del gioielliere fu rilasciato. E alla fine, i due rapinatori si consegnarono alla polizia.  Canu rimarrà a capo della squadra mobile fino al 1995, avendo come vice prima Stefano Filucchi (oggi quotato dirigente di vertice dell'Inter) e poi Paolo Rossi (attualmente vicequestore vicario di Livorno), attraversando anche il doloroso momento della tragedia del Moby Prince nel quale, come tutti i rappresentanti delle istituzioni della città, seppe stare al fianco dei familiari delle vittime. Capo dell'anticrimine fra il 1995 e il 2004, da sei anni Canu dirige l'ufficio personale della questura. Senza mai abdicare al principio che ne ha contraddistinto una carriera importante e sobria al tempo stesso: quello del dialogo aperto con la gente e con le organizzazioni di massa, siano esse sindacali o politiche. Un dirigente che lascia in eredità un altro principio importante, secondo il quale si può fare il poliziotto senza perdere la gentilezza.

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di Redazione web