Toscana
Italia Wave, un flop: "Colpa della crisi"
Dario Serpan
Il direttore Valenti: presenze in calo del 40%, restiamo se c'è voglia di continuare
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LIVORNO. “Arrivederci amore ciao”. Il Love Festival chiude il ciclo triennale a Livorno, ma ne seguirà un altro? L’amore è anche una decisione, quella di unirsi o dividersi, scivolando dalle creste degli ideali per ancorarsi alla realtà. Il presente dice che Italia Wave 2010 chiude con il passivo per numeri e introiti, che ancora sono approssimativi, ma non sfuggono all’evidenza.
C’è la crisi e si sa, tanto che ormai è diventata un palliativo per tutto, e perciò una carta che Mauro Valenti, direttore artistico di Italia Wave, gioca scoperta nella conferenza stampa di chiusura svoltasi allo stadio.
C’era Valenti e c’erano anche Mario Tredici (Assessore comunale alla Cultura) e l’Assessore al Bilancio Laura Marconcini per la Provincia. Parliamo di numeri, innanzi tutto: “Nei 5 giorni di festival – afferma Valenti – le presenze totali si aggirano sulle 40mila unità. Sui biglietti strappati non ci sono cifre precise, ma rispetto ai 20 mila dell’edizione 2009 presumo un calo del 30-40%. Comunque sia, in 3 anni a Livorno abbiamo investito più di 4 milioni di euro: un intervento pesante, che ha avuto una notevole ricaduta sul territorio”.
Un giro di soldi che quest’anno lamenta un’emorragia e sulle cause interviene ancora il direttore artistico: “Abbiamo avuto presenze inferiori al main stage e i motivi sono due: la programmazione, che a noi lascia molto soddisfatti ma ovviamente ognuno ha un giudizio personale, anche se devo dire che la agenzie italiane ci hanno fatto i complimenti perché rispetto ad altri eventi il nostro festival ha avuto un calo contenuto. Credo sia mancata la curiosità di avvicinarsi ai gruppi proposti, ma abbiamo voluto offrire qualcosa di diverso, perché per noi la diversità culturale è fondamentale. La seconda causa, per me principale, – prosegue Valenti – è la crisi economica che nel 2010 incide di più sul potere d’acquisto”.
Segue l’interrogativo sul futuro, e qui il piano razionale surclassa quello emotivo: “Quest’anno il festival ha riscosso una grande attenzione mediatica – ancora Valenti – e ciò vuol dire che è uscita la vocazione di Italia Wave, cioè far sì che un altro modello di cultura sia possibile. A Livorno abbiamo ricevuto grande comprensione, anche se qui prendiamo un terzo di quanto ci davano ad Arezzo. La sensazione è positiva, ma per continuare qui dobbiamo sentire che c’è il desiderio di mantenere il festival in città, e la voglia di superare anche le piccole situazioni difficili, come quella di chi per due sere ha cercato di sfondare i cancelli per entrare allo stadio”.
La parola, quindi, va ai padroni di casa e se l’intervento di Laura Marconcini è di circostanza (“Grazie a Italia Wave – dice - ci rivedremo a settembre per studiare il modo per andare avanti”), l’Assessore comunale Mario Tredici entra più nel merito: “Italia Wave è un festival che si svolge dentro la città e ha avuto un inserimento felice. Le situazioni difficili vanno governate con tutti gli strumenti a disposizione, ma se adesso si chiude il primo ciclo, bisogna fare in modo che ce ne sia un altro. Questo evento ha svecchiato una città dove si fa musica, e ha un importanza strategica per la Toscana. Il primo ciclo, pertanto, è una premessa per capire come far meglio e andare avanti”.
Il festival resterà a Livorno? I vostri commenti
C’è la crisi e si sa, tanto che ormai è diventata un palliativo per tutto, e perciò una carta che Mauro Valenti, direttore artistico di Italia Wave, gioca scoperta nella conferenza stampa di chiusura svoltasi allo stadio.
C’era Valenti e c’erano anche Mario Tredici (Assessore comunale alla Cultura) e l’Assessore al Bilancio Laura Marconcini per la Provincia. Parliamo di numeri, innanzi tutto: “Nei 5 giorni di festival – afferma Valenti – le presenze totali si aggirano sulle 40mila unità. Sui biglietti strappati non ci sono cifre precise, ma rispetto ai 20 mila dell’edizione 2009 presumo un calo del 30-40%. Comunque sia, in 3 anni a Livorno abbiamo investito più di 4 milioni di euro: un intervento pesante, che ha avuto una notevole ricaduta sul territorio”.
Un giro di soldi che quest’anno lamenta un’emorragia e sulle cause interviene ancora il direttore artistico: “Abbiamo avuto presenze inferiori al main stage e i motivi sono due: la programmazione, che a noi lascia molto soddisfatti ma ovviamente ognuno ha un giudizio personale, anche se devo dire che la agenzie italiane ci hanno fatto i complimenti perché rispetto ad altri eventi il nostro festival ha avuto un calo contenuto. Credo sia mancata la curiosità di avvicinarsi ai gruppi proposti, ma abbiamo voluto offrire qualcosa di diverso, perché per noi la diversità culturale è fondamentale. La seconda causa, per me principale, – prosegue Valenti – è la crisi economica che nel 2010 incide di più sul potere d’acquisto”.
Segue l’interrogativo sul futuro, e qui il piano razionale surclassa quello emotivo: “Quest’anno il festival ha riscosso una grande attenzione mediatica – ancora Valenti – e ciò vuol dire che è uscita la vocazione di Italia Wave, cioè far sì che un altro modello di cultura sia possibile. A Livorno abbiamo ricevuto grande comprensione, anche se qui prendiamo un terzo di quanto ci davano ad Arezzo. La sensazione è positiva, ma per continuare qui dobbiamo sentire che c’è il desiderio di mantenere il festival in città, e la voglia di superare anche le piccole situazioni difficili, come quella di chi per due sere ha cercato di sfondare i cancelli per entrare allo stadio”.
La parola, quindi, va ai padroni di casa e se l’intervento di Laura Marconcini è di circostanza (“Grazie a Italia Wave – dice - ci rivedremo a settembre per studiare il modo per andare avanti”), l’Assessore comunale Mario Tredici entra più nel merito: “Italia Wave è un festival che si svolge dentro la città e ha avuto un inserimento felice. Le situazioni difficili vanno governate con tutti gli strumenti a disposizione, ma se adesso si chiude il primo ciclo, bisogna fare in modo che ce ne sia un altro. Questo evento ha svecchiato una città dove si fa musica, e ha un importanza strategica per la Toscana. Il primo ciclo, pertanto, è una premessa per capire come far meglio e andare avanti”.
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