Il Tirreno

Livorno

E nel triathlon la spuntano un diciassettenne lussemburghese e una ragazza versiliese

Stregati da Marley junior

Valeria Cappelletti
Sopra: il reggae di Krikka. A destra: lo show della band cinese Hanggai
◗
Sopra: il reggae di Krikka. A destra: lo show della band cinese Hanggai

Cala il sipario fra reggae, punk cinese e sound multietnico

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Ultima notte, ultime note. Cala il sipario su Italia Wave 2010. Un grande evento che ha dato a molti artisti, italiani e internazionali, la possibilità di far conoscere al pubblico il proprio sound: una vetrina per tipologie di musica particolari, un po' di nicchia, che ha permesso di uscire allo scoperto.  Dance, elettronica, rock, hip pop, rap questo è stato Italia Wave. Ogni palco si è trasformato in una porta aperta verso un mondo affascinate, reso tale dagli artisti, certo, ma ricordiamolo anche da un gruppo di tecnici e operatori che ha permesso di far ascoltare musica ad alti livelli e di giovani addetti stampa, disponibili e con notizie sempre aggiornate.  Altri cinque gruppi sul Main Stage per una serata: «Dedicata alla musica reggae, pace e amore», come l'ha definita il presentatore Mixo che, con Ketty, voci di Radio Capital e Radio Popolare, hanno avuto ogni sera il compito di annunciare gli artisti sul palco.  Sonorità proprie della Jamaica, questo è il reggae, questa è la musica di Julian Marley, uno dei figli del leggendario Bob Marley, big di questa serata conclusiva. Tanta gente ieri allo stadio, sarà per la presenza di Marley, sarà perché l'ingresso era gratuito o perché si trattava dell'ultima sera.  Il reggae è anche la musica degli Arawak, band sarda, che ha aperto il Main Stage, vincitrice del Rototom Sunsplash Contest 2010, concorso indetto dal festival europeo di musica reggae. Cambio di rotta, a seguire, con i cinesi Hanggai, che hanno unito musica mongola con stili punk, e con gli italiani Après La Classe, energia tutta salentina.  Cinque giorni fa, Italia Wave iniziava sotto il segno della multiculturalità con il progetto Med Wave; cinque giorni dopo chiude ancora con la multiculturalità sospinta dal forte vento degli Ojos De Brujo (Occhi di stregone). Band nata nei quartieri di Barcellona, dove si uniscono popoli di nazioni diverse: America Latina, Asia, Africa, Europa dell'Est. Flamenco e rumba misti a rock, reggae e hip pop, una musica sensuale e contagiosa. Ritmi magici e magnetici, proprio come gli occhi di uno stregone.  Durante il giorno consueto risveglio con il Wake Up Stage e poi Psycho Stage. In Fortezza Vecchia dibattito con Julian Marley dedicato al Rototom Sunsplash. A seguire proiezione di Exils e Transylvania del regista Tony Gatlif.  Ieri mattina, grande successo per la gara di triathlon che ha visto 100 giovani atleti sfidarsi in tre diverse discipline. Teatro dell'evento, la piscina comunale, nei pressi dello stadio, per i 400 metri, via dei Pensieri e via Salvator Allende per i 10 chilometri bicicletta e 2,5 metri corsa.  Qualche borbottio da parte di chi ha trovato le strade chiuse al traffico, poco male, evviva lo sport. Entusiasmo, voglia di gareggiare e, perché no, anche di vincere, è pur sempre una gara.  Il podio è andato a Bob Haller, diciassettenne di Lussemburgo, iscrittosi sul momento, quando si dice la fortuna dei principianti. Per le ragazze, Myriam Grassi, 16 anni, tesserata presso l'Associazione La Fenice di Massarosa. Anche in questo caso è stata multiculturalità, anche questo è stato Italia Wave.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa