Il Tirreno

Livorno

E 26 anni dopo la beffa delle teste diventa un film

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 LIVORNO. Beh, non sarà un filmone da Oscar, anche se la traccia lo meriterebbe. Non avrà Riccardo Scamarcio nel set, come pretenderebbero i ragazzi delle false teste. Ma la beffa che nell'84 fece conoscere a tutta l'Italia il carattere burlone, dissacratore dei livornesi finirà comunque sugli schermi. Con un documentario di un'ora - coproduzione italo francese - per il circuito Art'è che ha già un titolo: Modigliani's Genuine Fake Heads, le vere false teste di Modigliani. Ovviamente girato a Livorno.  A ventisei anni esatti dalla beffa, un regista ha deciso di occuparsi del più clamoroso abbaglio preso dalla critica d'arte negli ultimi trent'anni: Giovanni Donfrancesco, fiorentino, con già diversi documentari storici all'attivo («La guerra sporca di Mussolini», «Oro splendente - Ritorno in Cambogia»). Una grande risata Era il 24 luglio 1984 quando saltò fuori la prima testa. Sulla storia della beffa sono state fatte ipotesi di ogni tipo. Invece fu solo una grande risata. Oggi gli autori della beffa che fece il giro del mondo, Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci e Pierfrancesco Ferrucci hanno 46 anni e, pur sposati e con figli, non hanno perso la voglia di sorridere. Nessuno di loro ha avuto a che fare seriamente con l'arte: Luridiana ha un negozio di informatica, Ghelarducci lavora in un'impresa di spedizioni, Ferrucci è vicepresidente dell'Istituto europeo di oncologia a Milano.  Uno scherzo che si ingigantì inaspettatamente, rafforzato dall'idea analoga di un altro livornese, il portuale Angelo Froglia (che la passione per l'arte l'aveva davvero), ma senza lo stesso "movente" scanzonato. «E pensare che un passante ci voleva arrestare mentre i giornalisti ci intervistavano» racconta oggi Pietro Luridiana, ancora divertito. Da una parte Livorno rideva, dall'altra si sentiva presa in giro. Il piano dei tre ex compagni, d'altronde, fece arrossire gli amministratori e molti critici d'arte, tutti convinti che le tre teste fossero autentiche. Leggenda e scavi La storia inizia quando la conservatrice di un museo livornese convince il Comune a dragare i Fossi medicei che attraversano il centro: leggenda vuole che lì nel 1909 Modigliani, in un impeto di rabbia, avesse gettato le teste appena scolpite. Dopo una settimana di inutili scavi Luridiana, Ghelarducci e Ferrucci si danno appuntamento a casa di un amico, Michele Genovesi, e lavorano con scalpello e trapano. «Credevamo che se ne sarebbero accorti subito» racconta Luridiana. Invece le tre teste (due scoperte il 24 luglio e la terza il 10 agosto) vengono accolte dagli addetti ai lavori come un trionfo. Si pronunciano periti e critici e a pochi vengono dubbi sull'autenticità. «Eppure - prosegue Luridiana - noi non abbiamo mai nascosto niente: alla Baracchina Rossa lo sapevano tutti». Ma per 40 giorni Livorno crede di aver trovato le opere di Modigliani.  La verita Finchè, all'inizio di settembre, su Panorama viene raccontata la verità: «Una delle teste è opera nostra» confessa il terzetto con tanto di foto di gruppo prima del lancio in acqua. Si tratta della cosiddetta'Modi' 2', lavorata in pietra serena. Finiscono in televisione e, in diretta, realizzano un nuovo falso. E le altre due 'teste'? Alcuni giorni dopo, in seguito a un appello in tv di Federico Zeri (uno dei pochi critici, assieme a Carlo Pepi, a non cadere nel tranello), esce allo scoperto l'autore: Angelo Froglia, un portuale con la passione dell'arte che spiega di aver agito per rivalsa nei confronti dei critici. Mostra anche un video in cui viene immortalato mentre scolpisce le teste.  Teste dimenticate Oggi le sculture si trovano in un magazzino comunale e gli autori non ne hanno mai rivendicato la proprietà; Froglia è morto nel 1997, dopo una lunga malattia, e il Comune rifugge ogni progetto di mostra permanente. Ma, dopo 26 anni, se ne parla ancora e, anzi, di teste false ne è spuntata una quarta. L'ha scolpita il solo Ghelarducci, si chiama'Modi' 2.0' e due anni fa finì all'asta. Il ricavato andò alla onlus che fa ricerca per la lotta contro il cancro sostenuta dal compagno di beffa, l'oncologo Pierfrancesco Ferrucci. In questi giorni i tre amici incontreranno il eproduzione che vuole realizzare una docu-fiction sulla loro regista che vuole realizzerà il documentario. Scherza Luridiana: «Per il mio personaggio chiederò che l'interprete sia almeno Riccardo Scamarcio».

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di Redazione web