Gioco
REPLICA A LANDI
Effetto Venezia ed effetto tagli
assessore alla cultura del Comune di Livorno
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Prenderò il lato positivo della "provocazione". Ma prima chiariamo un punto di fatto che ha indotto in errore Sergio Landi. Dire che Effetto Venezia, da 25 anni la festa-avvenimento più importante e popolare di Livorno, costa 450 mila euro non significa che costa al Comune 450 mila euro. In realtà, tra contributi di enti, banche, fondazioni, Regione, sponsor e imprenditori commerciali si arriva a quasi 260 mila euro, di cui 60mila circa appunto dai commercianti (trattorie, bar etc.). Il Comune, dunque, mette i restanti (e non sono pochi) 190 mila euro, una parte sotto forma di servizi e una parte cash. Pensare di recuperare queste risorse mettendo un biglietto d'ingresso (transennare il centro storico, con varchi, bigliettaio e sorveglianti) oppure verificare gli effettivi incassi degli operatori commerciali e poi chiedere una royalty del 10%, più che un errore mi sembra una vera ingenuità. Tra l'altro, l'apporto degli operatori commerciali c'è e nulla esclude che in forme realistiche e condivise possa crescere. Confermo che il giro d'affari che Effetto Venezia mette in moto è di oltre 5 milioni di euro, secondo stime prudenziali. Dunque, un investimento altamente produttivo, non certo uno spreco di risorse. E poi resta il fatto che Effetto Venezia, fin da quando fu concepita nel 1986 e durante tutti questi 25 anni, si è confermata ed affermata come una grande festa dell'agosto livornese, gratuita per i cittadini e i turisti (che rappresentano circa il 40% dei partecipanti). Come accade in tutte le feste popolari, in tutta la Toscana e oso pensare anche in Romagna. Finché - ed è tutt'altro che scontato - questo governo ci consentirà almeno di fare ancora le feste, al Gabbro, a Lampugnano e anche a Livorno. Ma il problema che pone Landi, cioè come finanziare la quota a carico del Comune, è un problema vero e ben presente. Non ho mai detto che Effetto Venezia nel 2011 non si farà. Ma certo l'articolo 6 comma 8 della manovra Tremonti che impone di non spendere per festival, feste, mostre, convegni etc. più del 20% delle risorse impegnate nel 2009 è un vero cappio al collo. Per onestà, devo aggiungere che il problema era comunque già posto, dato che ormai da anni la ricerca delle risorse si è fatta sempre più difficile, visto il progressivo restringimento della capacità di spesa dei Comuni e del nostro Comune. Come reperire risorse? Due sono le linee su cui abbiamo già cominciato a muoverci con l'edizione di quest'anno. La prima: far crescere Effetto Venezia come evento di interesse strategico della Toscana. Il progetto culturale ed economico ruota attorno al fatto che Effetto Venezia realizzi l'idea di "Livorno porta della Toscana sul Mediterraneo", cioè che la festa sia un ponte verso città, regioni, porti, nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Realizzando così un interscambio di culture, sensibilità, interessi economici e turistici che pongano Livorno e la Toscana in contatto fecondo con questo vasto mondo. È una operazione ambiziosa che punta su un coinvolgimento della Regione in termini di apporti culturali ma anche di risorse. Ed è per noi confortante che su questa base, per la prima volta da anni, la Regione abbia erogato un sia pur contenuto finanziamento. Abbiamo cominciato con la Spagna (senza interpellare il polpo Paul). Valuteremo, con i cittadini, i risultati e vedremo come proseguire. La seconda: dobbiamo riuscire - anche sulla base del valore di questo progetto - a coinvolgere sponsor pesanti, che abbiano interesse ad esprimere una presenza di qualità e di sostanza nella nostra città. Effetto Venezia - anche per il traino turistico che esprime - è una realtà con grandi potenzialità. Dobbiamo attrezzarci a quella che è sicuramente una sfida difficile, ma non impossibile. Prima di mollare una realtà così importante sotto i colpi della ramazza tremontiana, posso garantire che ce la metteremo tutta. Ovviamente, aperti a tutti i contributi e le idee che possono aiutarci a realizzare l'impresa. Sul piano politico non posso però condividere l'idea che "meno male i tagli ci sono". Tantomeno quando si abbattono, in modo irragionevole e dirigistico, sulla cultura. Ho troppo rispetto per l'intelligenza e la cultura politica di Sergio Landi per fargli il torto di credere che non veda come questi tagli selvaggi colpiranno non solo il diritto dei cittadini ad avere un "servizio cultura", ma taglieranno le gambe ad un mondo di vitalità professionale ed economica decisivo per un paese come l'Italia. Capisco che sotto l'inno a Tremonti, in realtà Landi spinge perché anche le realtà locali si scuotano di dosso apatia, ritardi e vecchie concezioni. Ma l'amore per il paradosso e la provocazione creativa non giustifica in nessun modo quella che può apparire come l'apertura di credito ad un governo che non ha trovato di meglio che scaricare tutti i costi su Regioni, Comuni e Province. E che ci costringerà a tagliare servizi essenziali e a mettere (noi, per conto loro) le mani nelle tasche dei cittadini. Mario Tredici
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