Gioco
Buttato fuori dal suo ristorante
Lara Loreti
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Lingresso della tenuta di caccia In Suese Livornese fa causa a Vitarelli per la gestione dell'attività In Suese
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LIVORNO. Buttati fuori dal ristorante che gestivano ormai da due anni. È l'avventura vissuta da un livornese di 67 anni, Carlo Casini, con la famiglia. Da marzo 2007 a febbraio 2009 ha gestito un ristorante dentro la riserva di caccia In Suese, in via Aiaccia a Stagno, di proprietà di una srl riconducibile ad Alberto Vitarelli, 78 anni, imprenditore già alla ribalta delle cronache per l'inchiesta sui cosiddetti "terreni d'oro", nel comune di Collesalvetti. Una causa civile complessa, con risvolti penali, che ha portato Casini a rivolgersi a un legale, l'avvocato Marco Caradonna, e a far causa alla proprietà e ai gestori del ristorante. Una causa possessoria, che è tuttora in corso, e in cui Vitarelli si dichiara estraneo ai fatti. Nel processo risulta coinvolta anche un'altra persona, Riccardo Gargani, legale rappresentante dell'associazione Caccia In Suese, a cui Viteralli aveva affidato in comodato gratuito il ristorante. Casini nel maggio 2009 ha presentato anche una denuncia per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Vitarelli, che all'epoca dei fatti rappresentava la In Suese Agricola Srl di Guasticce, aveva affidato la gestione del ristorante all'associazione di Riccardo Gargani. Casini, residente in via Lunardi e titolare dell'omonima ditta individuale, aveva a sua volta ricevuto in gestione il ristorante, tuttavia, in base a quanto da lui denunciato, senza redigere alcun contratto per iscritto. In base a un accordo verbale, secondo la difesa, Casini pagava all'associazione Caccia Insuese, e quindi a Riccardo Gargani, sia l'affitto (40mila euro l'anno) sia i rimborsi per le varie utenze. Questo sistema è andato avanti per un po', tuttavia a un certo punto tra le parti sono nate delle incomprensioni, soprattutto sul canone di locazione. Uno dei litigi, in particolare, s'è svolto nel febbraio 2009 ed è stato registrato dal gestore Casini (vedi l'intercettazione accanto). In base a quella registrazione, emerge che Gargani diceva di aver avuto disposizioni di mettere un nuovo lucchetto all'ingresso della tenuta per impedirgli l'accesso all'immobile e, pertanto, al ristorante stesso. Casini preoccupato per il suo lavoro, aveva chiamato la polizia. Tuttavia, l'indomani, quando si era recato al lavoro, Casini effettivamente aveva trovato sul posto un grosso lucchetto e non era potuto entrare nel ristorante. E a quel punto aveva chiamato i carabinieri. È stato dopo questo episodio che Casini, assistito dall'avvocato Caradonna, ha presentato querela e intentato una causa civile. Lo scopo: tornare a lavorare e quindi ottenere la reintegrazione nel possesso dell'immobile. Tuttavia, Casini non è più riuscito a riprendere in mano il ristorante, che invece è stato rilanciato in una nuova attività. Casini in questo modo si è trovato da un giorno ad un altro, senza la sua unica fonte di sostentamento. La causa civile è tuttora in corso, mentre la Procura ha aperto un fascicolo d'indagine penale per l'esercizio aribitrario delle proprie ragioni. Sono in corso ulteriori accertamenti per far luce su tutta la vicenda.
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