Il Tirreno

Livorno

Mucca pazza, l'Asl: controlli continui non esiste contagio

Lara Loreti
<b>Tre specialisti. </b>Da sinistra, Camaiti (Medicina), Sani (Malattie infettive) e Galli (Hospice)
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Tre specialisti. Da sinistra, Camaiti (Medicina), Sani (Malattie infettive) e Galli (Hospice)

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 LIVORNO.Nessun rischio di contagio, nessun allarmismo. «Una situazione "normale", gestita secondo i protocolli sanitari, conosciuto dall'Asl da circa un anno». Il caso della livornese di 44 anni, affetta dal morbo della mucca pazza (la variante bovina della malattia di Creutzfeldt-Jakob), ha spinto la direzione dell'Asl a convocare una conferenza stampa, ieri mattina, per fare chiarezza su alcuni aspetti.  «Vorrei tranquillizzare i livornesi e tutti i cittadini - ha spiegato Monica Calamai, direttrice generale dell'Asl 6 - in quanto non esiste possibilità di contagio tra persone. Il caso è noto e gestito da mesi e il probabile contagio, in considerazione della lunga incubazione della malattia, risale probabilmente a molti anni fa. Dal 2000, dopo l'esplosione della malattia negli anni 90, le verifiche e i controlli sono molto rigidi». La malattia, come hanno spiegato i medici, non è trasmissibile geneticamente e quindi, da questo punto di vista, non ci sono rischi per la figlia di 4 anni della paziente. Resta da capire dove e come la donna l'abbia contratta. «A questo interrogativo non si può dare una risposta - dice suor Costanza Galli, che dirige l'Hospice - la stessa famiglia non è in grado di risalire a un episodio». Spartaco Sani, primario delle Malattie infettive, e Marco Battaglini (reparto Prevenzione) spiegano che gli agenti della malattia hanno una lunghissima incubazione, da 4 a 40 anni: «In teoria la donna potrebbe averla contratta anche da bambina». Quel che sembra certo, è che abbia mangiato carne infetta. Ma cosa accade, nel caso in cui più persone, nello stesso momento, ingeriscano alimenti contaminati? «In questi casi non si può fare una previsione - risponde il dottor Giuseppe Meucci, primario della Neurologia - poiché ogni organismo reagisce diversamente».  La donna è in condizioni stabili, ma gravissime. È ricoverata da venerdì nel reparto delle Cure palliative, dove è arrivata già in stato di non coscienza. «Non è in grado di comprendere e comunicare - ha detto suor Costanza Galli - ma le funzioni degli organi vitali sono autonome e nella norma. È in condizioni stabili anche se qualsiasi infezione potrebbe far precipitare la situazione. Infatti ha degli accumuli di secrezione che le causano delle crisi respiratorie».  I primi sintomi della patologia sono comparsi nel settembre 2008, ma la diagnosi è stata fatta nell'ottobre del 2009 dall'istituto Besta di Milano dove era stata mandata per un approfondimento diagnostico. Il caso era stato preso in carico da Pisa, come area vasta. Poi, a febbraio per dieci giorni la donna era stata ricoverata nel reparto di Medicina diretto da Alberto Camaiti. Per il resto è stata sempre curata in casa. Solo la scorsa settimana, la donna s'è aggravata. Lo spiega Rosa La Mantia, direttrice sanitaria: «L'Istituto superiore della sanità ha chiesto alla nostra Asl di ricoverarla poiché la situazione era precipitata».  Il morbo della mucca pazza, come spiegano i medici, può esser diagnosticato solo con la biopsia tonsillare, a cui la donna è stata sottoposta, e poi con l'autopsia. Resta il giallo del contagio.  

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di Redazione web