Il Tirreno

Livorno

Gli amici al capezzale della giovane mamma

Lara Loreti
Suor Costanza Galli, primario delle Cure palliative
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Suor Costanza Galli, primario delle Cure palliative

In tanti vogliono stare vicini alla donna colpita dal morbo della mucca pazza

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 LIVORNO. Un via vai continuo nel reparto delle cure palliative. Un tam tam telefonico di amici e parenti. È tanto l'affetto che circonda la donna di 44 anni, madre di una bimba di 4, che da qualche giorno è ricoverata all'hospice, per il morbo della mucca pazza. Lei appare del tutto assente, non è cosciente ed è in uno stato soporoso perenne. Ma chi le vuol bene non la lascia un attimo sola.  I familiari e gli amici non riescono a spiegarsi l'origine della malattia. La donna non è stata in Inghilterra, dove il morbo è molto più diffuso, e secondo chi la conosce è sempre stata attenta all'alimentazione. resta un mistero dunque dove abbia potuto contrarre l'infezione.  La notizia della malattia della quarantaquattrenne è stata tenuta riservata dalla famiglia per molto tempo. La donna sapeva di aver contratto la malattia della mucca pazza già da oltre un anno, ma l'aveva tenuto per sé, affrontando con coraggio gli stadi sempre più gravi del morbo. «La scelta della famiglia è stata di vivere nella massima riservatezza pur con grande dignità l'ultimo pezzo di vita della loro cara», conferma la suora-primario delle Cure palliative, Costanza Galli.  Nell'ottobre 2009 il ministero della Salute aveva classificato il caso della donna livornese come il secondo della variante bovina della malattia di Creutzfeldt-Jacob, che si prende mangiando carni bovine infette. La malattia le era stata diagnosticata dal centro neurologico Besta di Milano dopo una serie di lunghi e complessi accertamenti che comprendono uno studio di proteine specializzate. A fornire le prime indicazioni sulla diagnosi era stato l'elettroencefalogramma che, come spiegano i medici, in questi casi segna un andamento del tutto particolare. Tuttavia, il riscontro più oggettivo (e l'unico possibile) si può avere solo con l'autopsia.  La malattia ha consumato la giovane madre giorno dopo giorno. I familiari e gli amici più intimi l'hanno vista spegnersi a poco a poco. All'inizio, un anno e mezzo fa, la donna ha cominciato ad avere dei fastidi alla trachea. Poi, ad avere disturbi di memoria. Finché, un anno fa, sono emersi i sintomi conclamati della encefalite da prioni (gli agenti infettivi responsabile del morbo). È stato allora che lei è stata costretta a lasciare il lavoro. Ed è stato allora che il padre della donna, dopo varie visite a Livorno e a Pisa, decise insieme al genero di portare la figlia a Milano, nell'istituto considerato più all'avanguardia nel paese.  Ora la donna lotta tra la vita e la morte. Non respira autonomamente ed è in stato soporoso. È tanta la gente che si reca in reparto per salutarla. «È impossibile stabilire se riesca a comunicare con loro in qualche modo - dice suor Costanza - Ogni segno, come un battito di ciglia, potrebbe essere un modo per mandare un messaggio al marito e alla loro unica figlia».

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di Redazione web