Sicurezza
Concorso-bis: vincono quelle dell'altra volta
Juna Goti
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La prova orale del concorso della Provincia ripetuta ieri mattina Provincia, ripetuta la prova orale della selezione bocciata dal Tar
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LIVORNO. Un pacchetto di nuove domande estratte rigorosamente a sorte. Ma il risultato non cambia. E tra le cinque dipendenti della Provincia finite sotto i riflettori del Tar c'è chi - tra un abbraccio al marito e un pianto liberatorio - grida alla rivincita. Ieri mattina, al primo piano del complesso della Gherardesca, è stato ripetuto l'esame orale delle 11 candidate che tre anni fa hanno partecipato al concorso interno per il passaggio dal livello C al D. Un passaggio chiacchieratissimo perché guastato dalla mancata estrazione a sorte delle domande, tanto che quattro dipendenti, appoggiate dai sindacati, avevano presentato ricorso al Tar vincendolo. Tutto da rifare, quindi, e bufera su palazzo Granducale. Con la tensione che anche ieri mattina, tra vincitrici e aspiranti, si tagliava a fette. Questa volta - verrebbe da dire finalmente - la teca di vetro con i temuti quesiti era in bella mostra sul tavolo: all'interno dodici buste impregnate di diritto amministrativo da distribuire tra le undici candidate. Nove, per la verità. Visto che due delle richiedenti (Daniela Biondi e Maria Rita Scarponi) non si sono presentate perché già in ferie o bloccate da motivi di salute. Dopo circa mezz'ora di colloquio a testa il risultato non è cambiato: nei primi cinque posti sono finite ancora Irene Nicotra, Cristina Borrini, Rossella Casali, Giovanna Rossi, Alessandra Meini. A seguire Oriana Picchi, Franca Bertone, Lucia Raspo, Patrizia Bencreati. Entusiasmo alle stelle tra le vincitrici bis, ma anche polemica: «Perché tutte le altre dipendenti avevano già ottenuto il passaggio di livello con un concorso successivo. Le uniche a rischiare davvero la qualifica eravamo noi. Per di più senza la possibilità di ripetere il concorso, visto che la riforma Brunetta ha bloccato i passaggi interni». Dall'altra parte le richiedenti ripetono che «l'ente è stato avvisato più volte dei vizi del concorso e avrebbe potuto evitare il ricorso al Tar ripetendo per tempo la prova». Tutte posizioni legittime anche se, alla fine, forse ci hanno rimesso un po' tutti: le richiedenti (come minimo 1200 euro di avvocato), le vincitrici (esame doppio, sovraesposizione e necessità di ripetere i bandi per i quadri organizzativi che nel frattempo sono già stati assegnati loro), l'ente pubblico (con una sonora tirata d'orecchie dal Tar) e pure i sindacati, che non sono riusciti ad evitare la guerra tra le lavoratrici, ancora una volta, tutte donne. Intesa faticosa: dev'essere la maledizione del gentil sesso...
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