Il Tirreno

Livorno

Suora e manager condannati a 5 anni per peculato

Candida Virgone
Suora e manager condannati a 5 anni per peculato

3 MINUTI DI LETTURA





Vencinque anni in cinque per peculato. Tutti condannati, dal tribunale di Pisa: una suora e il direttore amministrativo di una clinica privata pisana (la Casa di cura dell'Addolorata), un'ex impiegata dell'Asl e due noti oculisti. Condannati a cinque anni ciascuno, per peculato, con l'assoluzione però dall'accusa di associazione a delinquere. Pene assai diverse dalle richieste del pm, Aldo Mantovani, che di condanne ne aveva chieste solo due. Mantovani voleva veder condannati il direttore e l'impiegata, a 4 anni ciascuno, con una imputazione minore, quella di truffa, mentre a suo dire gli altri tre dovevano essere assolti. 

A più di cinque anni dall'inizio del processo e ad otto dall'inizio delle indagini, dopo l'ascolto di più di cento testimoni, è arrivata ieri la sentenza sul caso della Casa di cura di via Manzoni, accusata di truffa ai danni dell'Asl per una serie di interventi oculistici eseguiti, fra il 1998 ed il 2002, in day surgery, cioè con un piccolo ricovero, ma che per l'Azienda sanitaria e la Procura potevano essere svolti in regime ambulatoriale con un risparmio per la sanità pubblica di circa un milione di euro. La sentenza è arrivata alle due e mezza del pomeriggio dopo più di due ore di camera di consiglio.  Contro le condanne inflitte ieri dal primo collegio (presidente Angelo Perrone, a latere Giulio Cesare Cipolletta e Marco Dell'Omo) in primo grado, la difesa ha già annunciato appello. Sotto accusa per la vicenda anche due persone molto legate a Livorno: il direttore amministrativo della clinica, Paolo Baroncini, 58 anni, che risiede in città, e la responsabile della Casa di cura, la suora Celestina Sabatino, 70 anni, conosciuta come suor Daniela, che in qualità di responsabile della congregazione delle Suore dell'Addolorata controlla anche villa Tirrena. Entrambi erano difesi dall'avvocato Ezio Menzione Gli altri imputati erano un'impiegata dell'Asl, ora in pensione, Rosalba Vittozzi, 68 anni, difesa da Antonio Cariello, e due oculisti, Giorgio Panelli, 66 anni, di Lucca, e Dario Severino, 44 anni, di Pisa, difesi il primo dagli avvocati Menzione e Stefano Del Corso e il secondo sempre da Del Corso e dall'avvocato Traversi di Firenze.

Tutti avevano un campo di imputazione alternativo, truffa o peculato, i tre uomini anche quello di associazione a delinquere.  L'inchiesta sul caso scattò nel 2002, dopo la richiesta dei rimborsi da parte della clinica, da una relazione della commissione di indagine interna dell'Azienda sanitaria sulle prestazioni della clinica fra il 1997 e il 2002, relazione che fu poi inviata alla procura della Repubblica. Era stato l'allora procuratore capo, Enzo Iannelli, a coordinare il lavoro eseguito dai carabinieri, che sequestrarono all'epoca, centinaia di cartelle cliniche.  I legali della difesa hanno sempre sostenuto che gli interventi erano invece complessi e tali da non poter essere svolti in ambulatorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini