Il Tirreno

Livorno

La signora dei pattini vola nell'oro

Maria Antonietta Schiavina
<strong>TANJA ROMANO.</strong> Mentre mostra una delle sue medaglie e durante una gara
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TANJA ROMANO. Mentre mostra una delle sue medaglie e durante una gara

«Io, campionessa triestina, ho scelto Livorno per il salmastro e l'allegria»

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LIVORNO. «Cosa sarei diventata da grande non avessi scelto il pattinaggio a rotelle? Probabilmente una sciatrice o, magari, una violinista: ho studiato il violino per sette anni e il mio insegnante diceva che ero brava». Tanja Romano, 27 anni, più volte campione del mondo, si racconta così. È seduta su una panchina del Circolo Polisportivo La Rosa, dove tutti i giorni, «grazie alla disponibilità del presidente Mario Tinghi», volteggia con i pattini, compagni di tante vittorie ma anche di molte rinunce. Libellula con grinta da leonessa, triestina, la Romano ha lasciato da tempo il suo amato Carso per allenarsi a Livorno e studiare scienze motorie a Pisa. Due impegni che riesce a far convivere perfettamente, con la caparbietà che le è propria e che l'ha sempre aiutata fin da piccola a raggiungere risultati eccellenti in ogni campo.  Quando è scoccata la scintilla per il pattinaggio? «A sei anni. Praticavo altri sport, ma trovavo sempre motivi per lamentarmi. Poi i miei genitori mi iscrissero a un corso estivo di pattinaggio e fu amore a prima vista».  La sua prima gara? «A 8 anni, con una vittoria».  Si sarà sentita molto importante! «Da piccoli non ci si rende conto: è tutto come un bel gioco».  Dopo quanto tempo ha realizzato di essere una campionessa? «Quando le gare diventarono importanti: vincevo sempre e incominciai a sviluppare una certa competitività».  Di vittorie ne ha collezionate tante, ma ha raccolto anche qualche sconfitta. Cosa prova in quest'ultimo caso? «Non è facile, ma fa parte del gioco. Lo sport è così. Stare tanto tempo al vertice non è sempre possibile. E l'anno scorso quando ho avuto un cedimento, dovuto anche a un'influenza, dieci giorni prima del campionato del mondo, ho accettato serenamente il verdetto, pensando che tutto il male non vien per nuocere e che anche le sconfitte aiutano a crescere».  L'agonismo le ha dato molte soddisfazioni, ma l'ha portata anche a fare delle rinunce. «Mi alleno tutti i giorni, d'inverno quando non abbiamo le gare (la stagione inizia a maggio e finisce a novembre) 3-4 ore al giorno. Prima delle gare anche 5 o sei. Il pattinaggio mi occupa tutta la giornata, per le altre cose c'è poco tempo. È una scelta di vita: ora a Livorno tutti vanno al mare, mentre io sto ore e ore in palestra».  Vive tra Pisa e Livorno, abita a Tirrenia. Ma perché ha scelto la Toscana? «Per frequentare la facoltà di Scienze motorie che all'Università di Trieste non c'è. Insomma, era la soluzione migliore, per riuscire a continuare ad allenarmi al massimo delle possibilità».  Come fa a conciliare attività sportiva e studio? «Finora ci sono riuscita, anche se la scuola non mi ha mai appoggiata».  La boicottavano? «Diciamo che non mi davano grande sostegno. In prossimità delle gare c'erano sempre dei problemi. E una volta una professoressa rinfacciò addirittura a mia madre di aver scelto per me lo sport invece della cultura. Parole gravissime, perché lo sport è anche cultura».  Fra le rinunce che è costretta a fare in nome dello sport c'è anche quella del cibo? «Per fortuna non ho mai avuto problemi di linea. Quindi mangio di tutto, ma sto attenta a scegliere cibi sani, eliminando fritti, patatine, merendine».  Cosa fa nel tempo libero, ammesso che ne abbia? «Mi piace andare al cinema, leggere, stare con gli amici».  Come si trova una triestina fra Pisa a Livorno? «Mi sono inserita bene, soprattutto a Livorno, dove c'è un bel clima e c'è il mare: farei molta fatica a vivere in una città senza salmastro. E poi i livornesi sono diversi dai triestini che hanno una mentalità molto chiusa. E' tutto più aperto, si conosce più facilmente gente, c'è allegria. Insomma stare in Toscana mi piace, anche se la mia città resta Trieste».  Una frase livornese che le piace particolarmente. «Ci sono tante buffe certe espressioni: "Boia dé", mi fa molto ridere».  Parliamo dell'amore. Cosa ci dice a proposito? «Sono fidanzata, con un triestino che vive a Milano, si è laureato in economia e commercio e lavora in un'azienda. Stiamo insieme da otto anni, ma ci vediamo poco per via dei nostri impegni».  Lui non è geloso nel vederla sempre contornata da fan e allenatori? «Forse lo è, ma non me lo ha mai fatto capire, anzi mi sostiene moltissimo».  Quanto dura la carriera di una pattinatrice? «Non molto e io, per essere una donna, ho retto già abbastanza. Questo infatti è uno sport molto difficile che logora il fisico».  Come ci si prepara a una gara? «Conquistando la calma: è fondamentale».  Cosa si prova durante l'esibizione? «Ci si sente come in trance, concentrati solo su ciò che si deve fare: nel pattinaggio arrivi al campionato del mondo, dopo che hai lavorato per un anno e in quattro minuti ti giochi tutto».  Su You Tube ci sono i filmati di alcune sue gare. In uno, dopo una vittoria, lei piange. Lo fa spesso? «A volte. Quando ci sono prove importanti e sai quello che hai passato, appena ti rendi conto di aver gareggiato bene l'emozione è inspiegabile».  L'hanno battezzata "signora del pattinaggio". E' un complimento che le fa piacere? «Lo considero un apprezzamento per il mio lavoro».  Sport e amicizia. Con le "colleghe" che tipo di rapporto ha? «Normale. Condividiamo tutto, parliamo, anche se poi in pista ognuno gareggia per sé, come è normale che sia».  Quanti allenatori ha cambiato? «Tre».  Che importanza ha il feeling che si instaura fra allenato e allenatore? «E' fondamentale. L'intesa, se c'è, si riflette sull'atteggiamento che poi l'atleta ha in gara».  Con chi si allena attualmente? «Con Laura Ferretti che è di Livorno e Mojmir Kokorovec, triestino. E poi c'è il mio preparatore atletico, Andrea Bientinesi anche lui livornese, che da cinque anni fa parte del mio staff tecnico, insieme alla Ferretti e a Kokorovec».  Si trova meglio con le donne o con gli uomini? «Con entrambi. Sono due rapporti completamente diversi. Con Andrea e Mojmir è più distaccato, anche se andiamo molto d'accordo, mentre con Laura il rapporto continua fuori dalla pista. E poi la sensibilità di una donna è diversa».  Veniamo a Tanja Romano donna. Pregi e difetti? «Sono testarda, cosa che a volte è un pregio altre volte può trasformarsi in difetto».  Ha già pensato a un'alternativa per quando non gareggerà più? «Mi piacerebbe allenare, rimanendo nell'ambiente del pattinaggio. Dopo la laurea poi diventerò preparatore atletico e anche l'idea di lavorare in altre discipline mi attrae».  Programmi per le vacanze? «Andrò in Grecia con il mio fidanzato e, a fine agosto, riprenderò la preparazione per i mondiali».

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di Redazione web