Il Tirreno

Livorno

Brucia annesso, salvi per miracolo

Quel che resta dell’annesso agricolo andato in fumo ieri al Limoncino
◗
Quel che resta dell’annesso agricolo andato in fumo ieri al Limoncino

Terrore al Limoncino: rogo accanto a una villetta

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Fiamme alte e minacciose si sono sprigionate nel giro di pochi minuti, ieri alle 13. All'inizio sembrava un piccolo rogo, all'interno di un annesso agricolo al Limoncino, sopra all'ex Barcali. I proprietari della villetta, che sorge accanto alla baracca, hanno provato ad estinguere l'incendio con dei secchi d'acqua. Ma nel giro di pochissimi minuti il fuoco è divampato in tutta la sua virulenza fino ad avvolgere completamente i venti metri quadri della struttura. Lasciando Nello Ginevra, l'anziano proprietario, e i suoi familiari, senza parole. Dentro, tra l'altro, c'erano un merlo e un crocifisso del Seicento. Poi ci hanno pensato le squadre dei vigili del fuoco a spegnere tutto e mettere l'area in sicurezza. All'origine dell'incendio forse il corto circuito di un congelatore.  «E pensare che fino a un quarto d'ora prima c'ero io nell'annesso», dice ancora terrorizzata la figlia del padrone di casa. Era l'ora di pranzo e la famiglia, originaria di Salerno, ma da oltre cinquant'anni residente in città, stava preparando da mangiare. «Eravamo qui, a pochi passi, guardavamo la televisione mentre cucinavamo - racconta il signor Nello - È stata mia figlia ad accorgersi per prima che qualcosa stava bruciando». La fortuna ha voluto che il vento fosse flebile e che il fumo e le fiamme si levassero verso il cielo. «Cosa poteva succedere se il fuoco si fosse espanso verso la casa? Oppure se avesse raggiunto gli alberi che la circondano?», riflette terrorizzata la giovane.  Meglio non pensarci, meglio ringraziare il cielo del fatto che a bruciare sia stata solo la struttura. Dentro, come raccontano i proprietari, c'erano legno e carte, per questo l'incendio si è diffuso più rapidamente. C'erano anche un pc e il congelatore, da cui forse è partito il rogo. Ma c'erano soprattutto il merlo e il crocifisso, a cui la famiglia Ginevra era particolarmente legata. «Povero Pippo - dice Nello - così si chiamava il merlo: era molto sensibile, ci segnala la presenza di qualcuno a distanza. E allora diceva: "Cosa vuoi te?". Quando mi vedeva, mi salutava sempre: "Ciao Nello". E poi ci dispiace per il crocifisso, l'avevamo esposto anche in alcune mostre d'arte, ce lo tramandavamo da generazioni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web