Il Tirreno

Livorno

Padiglioni caldi e affollati La dura vita in corsia tra ventilatori e sedativi

Lara Loreti
Padiglioni caldi e affollati La dura vita in corsia tra ventilatori e sedativi

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 LIVORNO. «Già soffriamo per le malattie, in più dobbiamo patire anche per il caldo. Ma dove siamo, in un girone dell'inferno?!». Dolore e disagio. Eppure non manca il senso dell'umorismo ai degenti dei padiglioni V e VI, che ospitano la Medicina generale e la Chirurgia. Quelli più vecchi e meno attrezzati dell'ospedale. Quelli dove quando entri nelle degenze e vedi le stanze sovraffollate credi di stare un paese in via di sviluppo. Sei letti, in alcuni casi tutti pieni, per lo più occupati da gente anziana, che a volte ha appena subito un'operazione. E quelli in cui l'afa è di casa, l'aria condizionata è un lontano miraggio e dove l'unica aria che si muove è a quattro-cinque metri da terra: là sono montate le pale di ventilatori, strumenti d'altri tempi la cui funzione appare un rebus. «L'aria condizionata? La trovi a Monterotondo, dove ci sono gli uffici di quelli che contano - tuona il parente di una paziente - ma qua in corsia, si muore di caldo, qua c'è la serie B».  E fa un certo effetto vedere settantenni e ottantenni, semivestiti, che cercano di combattere il caldo alleggerendo al massimo il vestiario e pregando che la fase post-operatoria duri il meno possibile. Del resto, sono pochi gli strumenti a disposizione dei malati per combattere le temperature torride. C'è chi si ingegna e torna ai sistemi più classici, come ad esempio, l'intramontabile ventaglio. È il caso di un'anziana, ricoverata in Medicina, che ha una gamba fasciata e che non riesce a mangiare: il caldo le provoca disappetenza. «Cosa devo fare? Cerco di farmi un po' di fresco con questo ventaglio, che mi riportò tanti anni fa mia sorella dalla Spagna». La donna si trova in una delle stanze più affollate dell'ospedale, insieme ad altri cinque anziani che boccheggiano. E la sofferenza diventa quasi insopportabile dalle 13.30 alle 14.30, l'ora più torrida in assoluto. L'ora in cui c'è il passo per i parenti dei pazienti. Allora si manifesta il picco del disagio non solo perché in pausa pranzo c'è il picco di caldo, ma anche perché le stanze del reparto, già traboccanti di degenti, si riempiono anche di parenti. Ieri a quell'ora, in quella camera, c'erano una ventina di persone tra malati e familiari. «Lo abbiamo fatto presente alle infermiere, ma ci rispondono che non possono farci nulla - dice una donna ricoverata - la gente si lamenta, ma è tutto inutile».  E la situazione non migliora in Chirurgia. Anzi. Lì è ricoverata gente che deve subire o ha appena affrontato operazioni anche delicate. E di tutto avrebbe bisogno meno che di patire l'afa. «Col caldo si moltiplicano anche i batteri, specie nelle stanze dove c'è più gente: possibile che l'Asl non abbia un po' di soldi per mettere dei condizionatori? Con tutti i soldi che sta spendendo per le ristrutturazioni?», dice una donna. «Teniamo le finestre aperte - dice la figlia di un anziano ricoverato, ma tanto è inutile. Non c'è la minima corrente d'aria». L'unico momento in cui si respira è la sera, come fa notare la mamma di un bimbo ricoverato in Medicina.  

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di Redazione web