Il Tirreno

Livorno

Per Simone un abbraccio infinito

In centinaia per dare l'ultimo addio al giovane morto nell'incidente

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LIVORNO. Che colpo al cuore questo funerale “Under 21”. Che effetto vedere centinaia di ragazzi - parenti ma soprattutto amici di Simone Talani - arrivare alla chiesa di Coteto un’ora e un quarto prima dell’inizio della cerimonia religiosa, riempirla e aspettare in silenzio che il parroco, don Luciano Musi, arrivi a salutarli, anche lui in largo anticipo rispetto all’avvio della messa. E’ davvero come un concerto di Ligabue: per prendere il posto migliore, è bene arrivare prima. «E’ come una melodia: rimarrai inciso nei nostri cuori», hanno scritto su uno striscione appeso fuori dalla chiesa.

Qualcuno, fra loro, è anche un po’ impacciato nel tenere in mano il fiore impacchettato, da cerimonia, che ha voluto portare (questo era l’ordine veicolato da facebook) per metterlo vicino a Simone. E quando il feretro ha fatto il suo ingresso nella chiesa, c’è stata una vera e propria processione fra i singhiozzi di tutti coloro che vi hanno deposto sopra fiori, sotto lo sguardo di babbo Gianpaolo, della cugina Alice e dello zio Moreno, entrati in chiesa tutti insieme. Proprio Alice ha scritto una lettera semplice e toccante, che è stata letta durante la messa.

In tanti sono rimasti fuori. Piena la chiesa di San Giovanni Bosco, ma il sole generoso e cocente di metà luglio ha fatto compagnia a decine di altre persone. C’è Roberto Pincelli, veterano degli insegnanti del Nautico. Neanche la sua scorza resiste alla commozione quando ricorda la generosità di Simone. «Era un ragazzo bravo e generoso, il più simpatico dei rompiscatole», dice con l’affetto di un padre.

«Questa è una tragedia che siamo portati a giudicare inaccettabile e che lascia profonde ferite dentro la nostra anima», dice don Luciano Musi, il parroco di Coteto, che celebra la messa in una chiesa dove i ragazzi si abbracciano fra loro per darsi coraggio. Ma le lacrime sono più forti di tutto. Due letture ha scelto don Musi per ricordare il ragazzo morto nell’incidente avvenuto nella notte fra sabato e domenica a Camp Darby, sull’Aurelia: una dal libro della Sapienza dell’Antico Testamento, che parla della morte dei “giusti” e una dal Vangelo di Luca, che narra della Resurrezione di Gesù.

«Dirò poche parole a commento di queste letture, perché in casi come questo niente è più bello del silenzio», dice deciso don Luciano.

Ma anche il silenzio, in questo caso, dice molte cose. Dice che Simone era un ragazzo capace di farsi voler bene da tutti. Dice che nessuno degli ambienti che ha frequentato ha voluto mancare: i ragazzi del calcio, quelli del basket amici anche del cugino Michael (ancora in ospedale a Cisanello), gli altri che frequentava ai bagni Maddalena oppure i vicini di casa. Anche gli abitanti di Coteto, un rione che non è solo un gruppo di palazzoni, ma una comunità dove i rapporti fra le persone hanno ancora un significato autentico. Mischiato fra gli altri, anche Igor Protti. Silenzioso e addolorato, come tutti. Il “principe Igor” è stato sicuramente un idolo di Simone. Lo ha ripagato alla sua maniera, in mezzo ai mille che l’hanno stretto nell’abbraccio finale, sulle note struggenti della canzone di Ligabue “Lettera a G” che risuonavano fuori dalla chiesa, all’uscita del feretro.

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