Il Tirreno

Livorno

Dallo Scoglio della Regina il polpo-genio "sfida" i tentacoli di Paul il mago

Il polpo-genio del centro di ricerca allo Scoglio della Regina
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Il polpo-genio del centro di ricerca allo Scoglio della Regina

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 LIVORNO. Diciamolo: al suo confronto il polpo Paul è un bischero, anche se ha azzeccato i risultati dei mondiali di calcio. Colpa forse del fatto che lui, il polpo-genio del laboratorio high tech di biorobotica allo Scoglio della Regina, risente positivamente della presenza dei ricercatori della Scuola superiore Sant'Anna: eppure neanche lui è un "cervellone", visto che il suo sviluppo cerebrale è quello di un mollusco. Come una conchiglia, una lumaca, una seppia.  I tentacoli di Paul, metà elbano e metà tedesco, si sono guadagnati le prime pagine dei giornali di mezzo mondo perché hanno azzeccato quel che accadeva fra piedi, palloni e reti in Sudafrica. Celebrato come il mago Otelma, benché il grado di "intelligenza" richiesto sia lo stesso di cui ha bisogno il porcellino che deve infilarsi nella porticina giusta per divinare chissà cosa.  Non è così per "Delta", l'ultimo dei polpi le cui performance sono misurate quotidianamente dall'équipe del Sant'Anna agli ex bagnetti sul lungomare. E se gli studiosi sono contenti che finalmente il grande pubblico scopra che il polpo non è solo una roba da sbattere sul marmo per poi buttarlo in pentola e mangiarselo con le patate: temono però come la peste l'effetto mediatico che - nel nome di questa rinnovata curiosità per i polpi - potrebbe rischiare di far finire nel tritacarne delle stupidaggini estive anche i loro lunghi studi sulla particolarissima fisiologia di quest'animale così diffuso nel mare nostrum.  Eppure potrebbe nascerne qualcosa di interessante: soprattutto adesso che il nuovo acquario riapre i battenti dopo undici anni e può contare sul know how di un colosso come Costa Edutainment (con l'esperienza quasi ventennale di un maxi-acquario da show come quello di Genova). Non è un segreto che già l'altro ieri, alla presentazione della struttura alla Terrazza Mascagni, era rimbalzata fra il serio e il faceto l'idea di "invitare" il polpo-indovino Paul a una rimpatriata nella sua provincia...  Gli occhi, intanto, non possono che rimanere puntati sul polpo del centro di ricerca allo Scoglio della Regina: nella "gerarchia" del regno animale, ripetiamolo, siamo giusto appena al di sopra della cozza. «E' talmente abituato a guadagnarsi il cibo - dice una delle studiose del polo di biorobotica - che rifiuta di mangiare le prede lasciate nell'acquario e, anzi, al contrario, va a scovare solo quel che gli viene nascosto in barattoli da svitare». Niente biologico ma solo scatolette...  Di più: Delta talvolta lascia da parte il cibo se "riconosce" qualcuno dei ricercatori che si avvicina alla vasca e cerca di entrare in relazione.  In realtà, il polpo-prodigio - spiega lo staff dei ricercatori - non è altro che l'emblema di una strutturazione diversa del cervello rispetto al nostro. Quello di una persona (o comunque di un mammifero): ha un identikit centralista che dal cranio guida tutto quel che c'è dentro il nostro corpo. Quello di un polpo: è invece minuscolo all'interno della testa e si decentra in ogni tentacolo così da elaborare in loco i segnali per guidare l'incredibile complessità di una struttura muscolare fatta di tre fasce sovrapposte. Il cervello non avrebbe abbastanza megabyte per gestirne l'intreccio.  E' questo che studia l'équipe allo Scoglio della Regina: cercare di "copiare" nei robot di nuova generazione il segreto che permette al polpo Delta di raddoppiare la lunghezza del tentacolo o di spingere con una forza in grado di spostare oggetti che pesano «anche otto volte più di lui». In proporzione, più del doppio di qualsiasi campione olimpico di sollevamento pesi. I robot del futuro assomiglieranno a Delta, mica a Paul: parola di Sant'Anna.

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di Redazione web