Il Tirreno

Livorno

La criminologa Silvia Calzolari traccia l’identikit: ha una perversione sessuale, lo scopo è umiliare

Mente disturbata con problemi di relazione

L.L.
<b>L&#146;ESPERTA.</b> La criminologa Silvia Calzolari
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L’ESPERTA. La criminologa Silvia Calzolari

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 LIVORNO. Perversione come forma erotica dell'odio. E urina come strumento per umiliare l'oggetto del desiderio, in questo caso una donna. «Ad agire è una persona con forti disturbi psicologici, forse psichiatrici». Silvia Calzolari, 38 anni di Montecatini, criminologa e psicologa del Ministero della Giustizia, studiosa di fenomeni sociali, interviene sul caso del maniaco dell'urina. E, forte della sua esperienza nel settore, fornisce un'analisi degli episodi che si sono accumulati nell'ultimo mese, culminati nell'aggressione di martedì alla ventottenne.  Cosa può spingere un uomo a comportarsi in quel modo?  «Non conosco il caso nei dettagli, ma da quello che emerge, direi che ci troviamo di fronte a una perversione, a un soggetto parafilico, cioè che ha una deviazione sessuale in cui la pulsione è legata all'utilizzo di un oggetto. Ci sono persone che usano feci e urina a scopo di eccitazione sessuale».  Colpisce il fatto che questa persona prepari l'agguato e giri con un sacchetto di pipì già pronto.  «Per le persone affette da questo tipo di perversione, organizzare l'aggressione è un piacere, è come fosse il preliminare di un rapporto sessuale, che poi culmina con il lancio di urina. La vittima, in quest'ottica, diventa l'oggetto del desiderio e viene scelta con cura. Poiché lui non può avere la donna prescelta in maniera "normale", allora la umilia. Ed è così compulsivo che lo rifarà più volte. Questo tipo di persona ha un grave problema nel rapporto con l'altro sesso: commettere un reato è solo una conseguenza, il vero scoglio è di tipo relazionale».  Da dove nasce un disagio simile?  «Le origini delle parafilie sono un mistero. Di certo si tratta di un disturbo psicosessuale, che nasce nel momento in cui si sviluppa l'oggetto dell'amore, che quando si è piccoli è il genitore dell'altro sesso. Si può dire che per tali soggetti non ci sia stata una risoluzione del complesso edipico. Quindi molto probabilmente questa persona ha avuto problemi nel rapporto con la madre».  A che età si manifesta questo tipo di disturbo?  «A partire dalla prima età adulta, quindi dai 20-25 anni in poi. Ed è più presente nell'uomo rispetto alla donna. Il gentil sesso, per motivi ancestrali (vedi il travaglio nel parto, il taglio del cordone ombelicale e così via), è più abituata a soffrire e anche a risolvere i problemi ricorrendo ad aiuti esterni. L'uomo invece è più primitivo e più disarmato di fronte alla solitudine».  È un fenomeno diffuso?  «L'urofilia (così si chiama la patologia) è molto comune. E nulla ha a che vedere con violenze, stalking o crimini efferati. Qui si parla di esibizionisti».

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