Gioco
Muore dopo il calvario in ambulanza
Lara Loreti
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LA VITTIMA. Unimmagine felice di Domenico Petraglia Da Milano al paese natale in Campania in un mezzo senza aria condizionata
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LIVORNO. Un calvario di oltre 800 chilometri, da Milano a Vallo della Lucania. A bordo di un'ambulanza senza aria condizionata. Doveva essere il viaggio di rientro a casa, si è trasformato invece in un percorso di morte. Domenico Petraglia sabato avrebbe compiuto 74 anni. Aveva un grave male al polmone, secondo la famiglia diagnosticato in ritardo. Ma la sua morte per crisi respiratoria ha colto di sorpresa tutti i parenti. Finanziere in pensione, originario di Rocca Gloriosa, in provincia di Salerno, aveva vissuto 44 anni in via Terreni 110. Si era arruolato a 18 anni e aveva lavorato a lungo nella I Compagnia Porto di Livorno. Era molto conosciuto e stimato in città. Domenico è salito su un'ambulanza che dal San Raffaele avrebbe dovuto portarlo verso casa. Ma arrivato in Toscana, s'è sentito male. Il mezzo, noleggiato al costo di 1500 euro, era privo di condizionatore. «C'erano 45-50 gradi là dentro - dice la moglie, Francesca Guzzo, in lacrime - e mio marito ha avuto un colpo di calore. Avevamo richiesto un mezzo col condizionatore, ma ci siamo accorti solo per strada che non ce l'aveva». Petraglia ha iniziato a stare sempre peggio. «L'ho tenuto in vita io fino a Bagno a Ripoli, detergendogli fronte, viso, braccia e gambe con un asciugamano bagnato con l'acqua fresca che trasportavo nel frigo portatile... Poi ho preteso che l'ambulanza si fermasse e che lui fosse ricoverato nell'ospedale più vicino. Povero Domenico, non vedeva l'ora di tornare a casa: era malato, ma era un uomo forte, un leone». Nell'ospedale di Bagno a Ripoli Petraglia è stato soccorso e rianimato. Poi, ha ripreso il viaggio verso Vallo della Lucania a bordo di un'altra ambulanza, questa volta dotata di aria condizionata. In serata è arrivato nel Salernitano debilitato. «Era giù, ce l'ha fatta appena a superare la notte. Poi, l'indomani è morto - dice la moglie - Io non so se è deceduto per il caldo, so solo che mio marito è stato costretto a viaggiare in condizioni disumane. Questo voglio denunciarlo». Petraglia era stato un mese a Milano. A marzo 2009 era stato operato in ospedale a Livorno per un tumore al colon. Poi, quest'anno, sempre a marzo, è stato sottoposto a una tac di controllo. «Dall'esame è emerso che aveva delle metastasi nuove, ma i medici gli hanno prescritto un esame specialistico, il pet, solo all'addome - dice la moglie Francesca - È stato possibile fare il pet a Pisa, solo un mesetto dopo, per una serie di disguidi. È passato troppo tempo e in tutto quel periodo nessuno s'è accorto che le metastasi ormai avevano aggredito anche i polmoni. Queste cose non devono succedere». Il funerale di Petraglia s'è svolto lunedì a Rocca Gloriosa.
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