Il Tirreno

Livorno

Noi diplomati super fra coppe dello sport e facoltà da scegliere

Mauro Zucchelli
A destra: Ivan Mach di Palmstein. In basso a sinistra: Roberto Paoli
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A destra: Ivan Mach di Palmstein. In basso a sinistra: Roberto Paoli

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LIVORNO. Probabile che dalle Alpi alle Piramidi sia lui l'unico candidato alla maturità già finito su Wikipedia: per Ivan Mach di Palmstein l'orale da un'ora e 40 minuti è durato almeno 800 volte di più dello sprint agli ultimi tricolori juniores che gli è valso il record italiano sui 60 ostacoli. Alla fine, di fronte alla commissione d'esame della 5ª B all'Isis Niccolini Palli, il baby campione classe '92 - dunque un anno anticipato - ha portato a casa un "cento". E ora? «Continuerò con l'atletica sotto la guida di Fabrizio Mori, poi mi specializzerò in conservatorio», dice Ivan. Già, perché ha preso anche il diploma in contrabbasso: voto 10 e lode, manco a dirlo. «Farò i due anni che in conservatorio sono l'equivalente della laurea specialistica. Poi la seconda laurea. In cosa? Non lo so: matematica ok ma pure biologia e giurisprudenza».  Il problema per quelli come lui spesso è scegliere: da un lato, perché al liceo è difficile prendere cognizione di buona parte delle discipline in cui è suddivisa la "geografia" delle facoltà universitarie (come medicina o giurisprudenza, scienze politiche, economia o veterinaria); dall'altro, perché per questi superbravissimi il ventaglio delle materie preferite è talmente ampio da rendere arduo capire su cosa drizzare la bussola della vita e cosa tagliar via. Vita da play. Giorgio Costagliola proverà a fare canestro - l'ha fatto chissà quante volte nel campionato under 19 d'Eccellenza come playmaker del Don Bosco - anche nei test d'ammissione a medicina («a Pisa sì ma anche al San Raffaele di Milano dove si studia in inglese»). Per adesso un bel tiro da cento e lode l'ha già centrato al liceo Enriques: è uno degli studenti - quest'anno pochissimi - che sono riusciti a strappare un diploma superstar con tanto di lode. Per arrivare dove? «Mi piacerebbe fare poi la specializzazione: forse neuropsichiatria infantile, forse pediatria come mio padre».  Un orizzonte simile a quello di Diego Discalzi, che invece il 100 e lode se l'è guadagnato al liceo Cecioni indirizzo linguistico: «Mi sono iscritto al test per medicina: madre è medico ma l'idea è mia». Il mago dei numeri. A Roberto Paoli, altro 100 e lode targato Enriques, piace giocare con i numeri «fin da quand'ero bambino». Destinazione dunque la facoltà di matematica? «Ancora non so, - spiega - perché «gli aspetti più interessanti della matematica li ho trovati nella fisica dell'ultimo anno». E se, di fronte ai governi che fanno mille bla bla e poi sforbiciano i fondi all'università, molti coetanei cancellano dal proprio futuro l'idea di dedicarsi alla ricerca, lui non si scoraggia: «Anche un futuro nell'insegnamento mi potrebbe interessare». Intanto, però, lo aspetta la Sardegna («e poi un viaggetto da improvvisare»).  Letizia Biasci - 100 e lode al Niccolini Palli indirizzo formazione - mette giù perfino un interrogativo inatteso: «Ci sono troppi laureati che non trovano niente: come se avessero studiato "troppo" rispetto a quel che chiede il mondo del lavoro». Proprio lei, diplomata con il massimissimo dei voti, si è detta se non era meglio smettere: «Poi ho scoperto la possibilità di laurearmi in educazione professionale, corso interfacoltà a Firenze in tandem fra scienze della formazione e medicina. Intanto, ora inizio a far volontariato in una casa famiglia». Qui Ibiza. Giovanni Carlo Sofia, uscito con il viatico di un "cento" dalla 5ª I del liceo di via della Bassata, è già a Ibiza: insieme a compagni di classe come Franesco Botteghi, centista anche lui, nel pieno della "movida" spagnola per il successo delle "furie rosse" ai mondiali di calcio. Entrambi hanno scelto ingegneria: «Ho deciso di mettermi nell'avventura di puntare in alto, anzi più sù: ingegneria aerospaziale», dice Giovanni. Per Francesco la scelta è orientata su ingegneria edile del territorio (a numero chiuso, dunque in seconda battuta c'è economia). Macché secchione. Nessuno di questi ha l'identikit standard del secchione. E se Giorgio ha investito una bella fetta del suo tempo negli allenamenti («faccio basket a livello agonistico ormai da anni»), Diego ha smesso di giocare a calcio solo negli ultimi mesi per prepararsi alla "maturità" («centrocampista un po' alla Camoranesi, lo scorso anno con la maglia del Portuale Guasticce e poi alla Orlando Telcosistemi. Poi però ho staccato: meglio andarsene a pescare»).  Anche Giovanni Carlo ha scelto l'acqua: ma quella della piscina, con la sua squadra di pallanuoto («non intendo mollare, ora ci sarà da capire come metter d'accordo lo sport e l'università: finora è andata bene»).  Letizia vola sui pattini al Divo Demi: come atleta e come allenatrice di ragazzine («l'altro mio impegno è fare la catechista in parrocchia a San Matteo»): «Negli anni passati - aggiunge - non mi rinchiudevo a studiare, quest'anno un po' sì: ma la moltiplicazione degli impegni non distrae, semmai ti obbliga a organizzarti e stare concentrata».  Roberto è un altro baskettaro che va a spasso con la maglietta dei Celtics di Kevin Garnett e Rajon Pierre Rondo ma preferisce buttarsi nella musica. A suonare la chitarra: nel segno della classica, compositore preferito Villa Lobos («ho dato l'esame del quinto anno al conservatorio di La Spezia»); nel segno del blues («nella mia playlist B.B. King e Robert Johnson»); nel segno dell'hard rock con la band Burn House a cantare proprie canzoni fra Iggy Pop, Led Zeppelin e Black Sabbath, come dice il profilo su myspace. Guardando al passato. Tutti nomi che portano indietro nel tempo, alla generazione musicale dei genitori o quasi: «Aguilera no per favore, ascolto Guns'n'Roses e Pink Floyd», dice Giorgio. Giovanni Carlo mette invece insieme ieri e oggi («il mito De André con gli Articolo 31 e Dj Tiesto»).  «La musica di adesso mi dice poco o nulla», ripete Roberto. E qualcosa del genere vale anche per libri e film («leggerò i noir di Edward Bunker, in testa alla hit delle pellicole metto Tarantino e "Il grande Lebowski"). Giorgio invece invita a leggere "Il cacciatore di aquiloni" firmato Hosseini e "La cattedrale del mare" di Falcones. E sul comodino di Letizia? «"Una bambina bellissima" di Torey Hayden: magnifico».

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di Redazione web