Gioco
COLLINE
"Per noi negozianti che sberla se l'ospedale se ne va"
Juna Goti
Il resto della città discute dell’ospedale a Montenero in vista di quel che sarà, la gente qui vede ciò che non ci sarà più
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L’«altolà alla grande distribuzione» lo dicono i piccoli commercianti ad ogni latitutine. Ma a Colline lo declinano in tandem con un altro aspetto, forse ancor più pesante per le botteghe del quartiere: riguarda i timori per l’operazione nuovo ospedale perché, a conti fatti, la presenza della struttura sanitaria in viale Alfieri vale, secondo le stime di alcuni esercenti, «il 20% dei clienti». Se il resto della città discute del trasferimento dell’ospedale a Montenero in vista di quel che sarà, la gente di Colline lo vede per quel che non ci sarà più: «Finalmente non avremo più le auto fin dentro il portone», dice Anna Morelli.
«E’ un caos tutti i santi giorni», insiste Rina Lenzi. «La mancanza di parcheggi per chi va all’ospedale a lavorare, a fare un esame o a trovare un familiare finisce per togliere ai residenti gli spazi per mettere l’auto tanto per tutta la mattinata quanto per buona parte del pomeriggio: è la stessa storia ogni volta che vengo a trovare mia madre», sottolinea Marco Corsi, che però al volante della sua Ford un posticino l’ha trovato in via D’Arezzo («era mezz’ora che giravo...»). Ma i commercianti suonano un’altra musica: «Sì, le nostre attività dipendono soprattutto dal rione ma il passaggio conta e l’ospedale lì significa qualche migliaio di parenti di degenti ma anche di infermieri e medici che passano a comprare qualcosa». Senza contare la presenza «sempre più ingombrante (e a due passi) delle grandi gallerie». Da Porta a Terra all’incognita Esselunga, passando per i vari discount e mini market. Una cosa, però, va detta: Colline, forse più di ogni altro incrocio di strade della città, è ricco di negozi che non hanno bisogno di presentazioni e che fino a oggi sono sempre riusciti a tenere la saracinesca alzata. La crisi? Sia chiaro, i morsi non risparmiano nessuno e anche qui ha costretto qualcuno a ridurre il personale e a trasformare in part time i contratti a tempo pieno. Di più: oggi, quello di via di Salviano, è forse uno dei centri commerciali naturali più vivi - per non dire superstiti - della città. Qui si affacciano le pasticcerie-istituzione Cristiani e Falaschi. Qui si possono trovare panifici, macellerie, gastronomie, negozi di oggettistica per la casa, shop per animali e perfino di modellismo. Qui, si ripete tra una vetrina e l’altra, «non c’è stato il crollo di attività registrato in Borgo e i commercianti di sempre continuano a fare da traino, nonostante le difficoltà». Un esempio è proprio Cristiani. «E’ un punto di forza», ribadisce Alessandro Brilli della Cantina di Cenaia: «In queste settimane la pasticceria è chiusa per ferie e in tutta la strada si è già avvertito un leggero calo di presenze».
«La crisi - aggiunge l’esercente mentre i clienti continuano ad entrare per riempire di vino i vuoti di vetro - l’abbiamo sentita anche noi. Ma in quest’area ci sono parecchie realtà solide che offrono prodotti di qualità e riescono ad attrarre clientela: soprattutto dal rione, ma non solo». Sull’arrivo del Nuovo Centro piovono solo polemiche: «Cosa vuole che le dica? E’ inutile anche protestare. Combattiamo contro i mulini a vento: ma quanti centri commerciali vogliamo ancora?». «Da parte nostra - raccontano qualche metro più avanti Alba e Silvia Albano, dello storico Genepesca - non ci possiamo lamentare. I clienti non mancano anche se sentiamo che la gente spende meno: prima tutti entravano e compravano; oggi, magari, prima di staccare lo scontrino chiedono di confermare la spesa e semmai di togliere qualcosa dalla busta».
Genepesca, attivo dal ’71, è quasi un’istituzione: «Nel corso degli anni qualcosa è cambiato, è indubbio. Soprattutto ha influito la chiusura del passaggio a livello che ha tagliato fuori buona parte del rione di Salviano. Chi sta al di là della ferrovia oggi è più vicino all’Ipercoop». «Beninteso, - interviene una delle due commercianti - anch’io sono socia Coop e mio figlio lavora a Porta a Terra, ma basta con la grande distribuzione, per Livorno ce n’è già abbastanza».
In questo fazzoletto di Colline dove il circolo Pd e la bacheca dell’“Unità” si confondono tra le insegne dei negozi non c’è da stupirsi se da dietro il bancone del pesce arriva la sterzata: «Certo, è sempre meglio un’altra Coop piuttosto che Esselunga. Fortuna che per ora tutto è fermo». Il riferimento è agli ex locali Fiat dove, in attesa di nuovi sviluppi (e dopo una guerra durata anni anche con commercianti e Comune), c’è stata solo l’apertura salva licenza di Magenta Due. «Più che l’operazione Nuovo Centro - chiudono le due commercianti di Genepesca - ci preoccupa lo spostamento dell’ospedale. Oggi, considerando il passaggio dell’utenza e il personale, ci porta circa il 20% del lavoro: una bella percentuale. C’è da capire bene cosa resterà sul viale Alfieri: ma siamo contrarie al trasferimento sia come cittadine che come commercianti della zona».
«E’ un caos tutti i santi giorni», insiste Rina Lenzi. «La mancanza di parcheggi per chi va all’ospedale a lavorare, a fare un esame o a trovare un familiare finisce per togliere ai residenti gli spazi per mettere l’auto tanto per tutta la mattinata quanto per buona parte del pomeriggio: è la stessa storia ogni volta che vengo a trovare mia madre», sottolinea Marco Corsi, che però al volante della sua Ford un posticino l’ha trovato in via D’Arezzo («era mezz’ora che giravo...»). Ma i commercianti suonano un’altra musica: «Sì, le nostre attività dipendono soprattutto dal rione ma il passaggio conta e l’ospedale lì significa qualche migliaio di parenti di degenti ma anche di infermieri e medici che passano a comprare qualcosa». Senza contare la presenza «sempre più ingombrante (e a due passi) delle grandi gallerie». Da Porta a Terra all’incognita Esselunga, passando per i vari discount e mini market. Una cosa, però, va detta: Colline, forse più di ogni altro incrocio di strade della città, è ricco di negozi che non hanno bisogno di presentazioni e che fino a oggi sono sempre riusciti a tenere la saracinesca alzata. La crisi? Sia chiaro, i morsi non risparmiano nessuno e anche qui ha costretto qualcuno a ridurre il personale e a trasformare in part time i contratti a tempo pieno. Di più: oggi, quello di via di Salviano, è forse uno dei centri commerciali naturali più vivi - per non dire superstiti - della città. Qui si affacciano le pasticcerie-istituzione Cristiani e Falaschi. Qui si possono trovare panifici, macellerie, gastronomie, negozi di oggettistica per la casa, shop per animali e perfino di modellismo. Qui, si ripete tra una vetrina e l’altra, «non c’è stato il crollo di attività registrato in Borgo e i commercianti di sempre continuano a fare da traino, nonostante le difficoltà». Un esempio è proprio Cristiani. «E’ un punto di forza», ribadisce Alessandro Brilli della Cantina di Cenaia: «In queste settimane la pasticceria è chiusa per ferie e in tutta la strada si è già avvertito un leggero calo di presenze».
«La crisi - aggiunge l’esercente mentre i clienti continuano ad entrare per riempire di vino i vuoti di vetro - l’abbiamo sentita anche noi. Ma in quest’area ci sono parecchie realtà solide che offrono prodotti di qualità e riescono ad attrarre clientela: soprattutto dal rione, ma non solo». Sull’arrivo del Nuovo Centro piovono solo polemiche: «Cosa vuole che le dica? E’ inutile anche protestare. Combattiamo contro i mulini a vento: ma quanti centri commerciali vogliamo ancora?». «Da parte nostra - raccontano qualche metro più avanti Alba e Silvia Albano, dello storico Genepesca - non ci possiamo lamentare. I clienti non mancano anche se sentiamo che la gente spende meno: prima tutti entravano e compravano; oggi, magari, prima di staccare lo scontrino chiedono di confermare la spesa e semmai di togliere qualcosa dalla busta».
Genepesca, attivo dal ’71, è quasi un’istituzione: «Nel corso degli anni qualcosa è cambiato, è indubbio. Soprattutto ha influito la chiusura del passaggio a livello che ha tagliato fuori buona parte del rione di Salviano. Chi sta al di là della ferrovia oggi è più vicino all’Ipercoop». «Beninteso, - interviene una delle due commercianti - anch’io sono socia Coop e mio figlio lavora a Porta a Terra, ma basta con la grande distribuzione, per Livorno ce n’è già abbastanza».
In questo fazzoletto di Colline dove il circolo Pd e la bacheca dell’“Unità” si confondono tra le insegne dei negozi non c’è da stupirsi se da dietro il bancone del pesce arriva la sterzata: «Certo, è sempre meglio un’altra Coop piuttosto che Esselunga. Fortuna che per ora tutto è fermo». Il riferimento è agli ex locali Fiat dove, in attesa di nuovi sviluppi (e dopo una guerra durata anni anche con commercianti e Comune), c’è stata solo l’apertura salva licenza di Magenta Due. «Più che l’operazione Nuovo Centro - chiudono le due commercianti di Genepesca - ci preoccupa lo spostamento dell’ospedale. Oggi, considerando il passaggio dell’utenza e il personale, ci porta circa il 20% del lavoro: una bella percentuale. C’è da capire bene cosa resterà sul viale Alfieri: ma siamo contrarie al trasferimento sia come cittadine che come commercianti della zona».
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