Gioco
Appalti facili, funzionari in carcere
Luciano De Majo
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Il direttore del carcere di Massa Salvatore Iodice al momento dell’arrestoFra gli arrestati anche un componente del Comitato portuale di Livorno
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LIVORNO. Uno abita a Livorno e lavora a Marina di Carrara, un altro vive a Marina di Massa ma lavora a Livorno. Un altro ancora è stato, negli anni scorsi, direttore del carcere dell'isola di Gorgona, pur mantenendo la guida del penitenziario di Massa. Eccoli qui i punti di contatto fra l'indagine condotta dalla Procura di Massa, che ha portato otto persone in carcere e una agli arresti domiciliari, per una vicenda di appalti addomesticati sui lavori nella casa circondariale massese. Il più importante di questi tre personaggi è sicuramente Salvatore Iodice, il direttore del carcere di Massa, 61 anni, abitante a La Spezia e originario della Campania, che negli anni passati è stato, sia pure per un periodo di interregno, anche alla direzione della casa di pena dell'isola di Gorgona e ha avuto modo, così, di lavorare anche con le istituzioni livornesi. Ma in carcere sono finiti anche altre due persone molto legate a Livorno. Antonio Riccardi, ingegnere di 55 anni nato in provincia di Potenza, abita a Marina di Massa ma lavora da anni in città. In qualità di responsabile del Provveditorato interregionale Toscana-Umbria per le opere pubbliche del Ministero delle infrastrutture, è anche membro del Comitato portuale ed è stato interlocutore dell'authority per l'esame di molti progetti presentati in questi anni. L'architetto Carlo Bernardini, nato 57 anni fa a Cortona (Arezzo), invece, è stato prelevato all'alba di ieri nella sua abitazione di Livorno, ma la sua attività lavorativa la svolge a Marina di Carrara, nell'ufficio operativo dello stesso provveditorato, che si trova presso l'Autorità portuale di Marina di Carrara. Bernardini, di fatto, risponde in via gerarchica all'ufficio guidato da Riccardi, che da Livorno esercita un ruolo preminente sulla costa toscana. Secondo gli inquirenti, i due funzionari pubblici, insieme a un altro loro collega, avrebbero fornito la copertura tecnico-amministrativa all'affidamento dei lavori al carcere di Massa. I reati ipotizzati, distribuiti fra i vari indagati a loro carico, sono quelli di corruzione, falso, turbativa d'asta, frode nelle forniture e truffa. La ricostruzione dell'accusa ipotizza un ruolo attivo dei dipendenti dell'ufficio periferico del Ministero delle infrastrutture nel facilitare l'assegnazione dei lavori con le procedure di somma urgenza. Non è ancora chiarito se anche a loro carico viene contestata la corruzione: servirà altro tempo per capire quali vantaggi avrebbero avuto Riccardi e Bernardini nei rapporti con i responsabili del carcere.
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