Il Tirreno

Livorno

Il riconfermato presidente sottolinea l’apprezzamento per Colombai: ha preso tanti voti, è una risorsa da non disperdere

«Compagnia, in due anni conti in ordine»

Luciano De Majo
Enzo Raugei stringe la mano a Fulvio Romeo Franchini, new entry nel consiglio della Compagnia portuale
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Enzo Raugei stringe la mano a Fulvio Romeo Franchini, new entry nel consiglio della Compagnia portuale

Raugei svela i piani per il rilancio e punta a rafforzare l'intesa con Contship

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 LIVORNO. Il pareggio di bilancio prima di tutto, obiettivo da raggiungere entro due anni. E poi un salto nel futuro, pensando a una piattaforma Europa da fare a piccoli passi per non rischiare di farla rimanere soltanto nel libro delle buone intenzioni.  Enzo Raugei, riconfermato presidente della Compagnia portuale, parla di questo e di altre priorità dell'azienda-simbolo del lavoro autogestito sulle banchine.  Presidente, il problema principale sono i numeri. Come si esce dal tunnel dei bilanci in rosso?  «Essenzialmente con due operazioni: innalzando il fatturato e migliorando l'organizzazione del processo produttivo».  A condizione che la crisi passi.  «Questo è essenziale, proprio in ottica di recupero del fatturato. Ma abbiamo anche altre cose da migliorare. Diciamo che per certi aspetti non siamo un esempio di efficienza. E poi servono investimenti. Sono la chiave per affrontare il dopo-crisi».  Su quali fronti?  «Per esempio quello dei mezzi. L'efficienza dei mezzi in porto è importante quanto il bisturi per un chirurgo. Ma gli investimenti sono necessari anche per migliorare il processo produttivo, ad esempio per ridurre i trasferimenti dei prodotti che vengono movimentati».  A proposito di cifre, stretta parente della questione dei bilanci negativi è quella degli assetti occupazionali. Qui come intendete agire?  «Intanto prolungando di un anno il contratto di solidarietà che abbiamo attivato ormai da tempo. E poi bloccando sostanzialmente il turn over. Da qui a fine 2012 andranno in pensione 70 vecchi soci, vecchi nel senso che hanno un costo del lavoro particolarmente alto rispetto ai più giovani. Anche questo contribuirà al riequilibrio dei conti».  Un problema della Compagnia è anche quello dei rapporti con Contship, il vostro principale socio privato. Come finirà questa vicenda?  «Noi speriamo che si concluda con un accordo stabile e duraturo, anche se notiamo alcune rigidità in Contship che non sto a ricordare per non rifare la storia di queste settimane».  Ma è vero che esiste una sorta di piano B per la Darsena Toscana, cioè che avreste un altro privato in grado di sostituire Contship?  «Dire che non ci sono soggetti interessati significherebbe mentire, ma noi non abbiamo interloquito con nessuno per una questione di correttezza. Abbiamo un rapporto con Contship ed è quello che ci interessa mantenere. Poi, è chiaro che qualcuno con noi si è fatto avanti. Ma non siamo mai entrati nel merito».  Le elezioni si sono appena tenute. Hanno partecipato in tanti, soprattutto i più giovani.  «E li ringrazio. E' un segnale di attaccamento alla Compagnia».  Colombai non è entrato in consiglio per una manciata di voti, appena 7. Quali considerazioni le vengono in mente?  «Non si prendono 180 voti al ballottaggio per caso. E' un fatto che conferma la qualità della persona: si tratta di una risorsa da non disperdere e da utilizzare nel modo giusto. So che Maurizio ha già detto di voler tornare a fare il suo lavoro di portuale, in banchina. Ciò non gli impedirà di dare un contributo alla Compagnia».  

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