Sicurezza
Evase per il gatto
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Laula del tribunale Lasciò i domiciliari per portare la bestiola dal veterinario: il giudice le dà quattro mesi
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LIVORNO. «Avevo lasciato casa mia per poco tempo, quello che serviva per andare dal veterinario, ma prima di farlo avevo avvertito i carabinieri». Sabrina Marinari, 47 anni, finita agli arresti domiciliari nel luglio del 2008 nell'ambito della maxi indagine della Procura sul traffico internazionale di carte clonate (ancora in corso per una parte, mentre per un'altra parte siamo già al processo), ha parlato così ieri davanti al giudice Beatrice Dani e al pubblico ministero Paola Rizzo. L'imputata doveva rispondere di evasione dagli arresti domiciliari, avvenuta durante la sua detenzione, e ha spiegato in questo modo i motivi della sua decisione di lasciare l'abitazione dalla quale, invece, non avrebbe dovuto muoversi per effetto dell'ordinanza di custodia cautelare che l'aveva colpita. Alla fine, il giudice l'ha condannata a quattro mesi, malgrado la difesa abbia provato a ribadire la tesi dell'imputata e a definire «solo apparente» la violazione dell'obbligo di rimanere a casa. La diretta interessata, giusto prima dell'arringa dell'avvocato Cianferoni, ha ripetuto che c'erano motivi d'urgenza per uscire di casa e portare il gatto dal veterinario. «Mi ero premurata di chiamare i carabinieri - ha detto durante le sue dichiarazioni spontanee - e di comunicare la mia esigenza: mi era stato detto, per telefono, che sarebbe bastato presentare la ricevuta fiscale del veterinario per giustificare l'uscita. Poi, quando sono rientrata a casa, ho trovato i carabinieri che mi hanno contestato l'evasione».
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