Proteste
Corso Amedeo ormai è ad alto rischio
Lara Loreti
Lo sfogo del padre del bimbo investito dal bus: «L'incidente si poteva evitare»
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LIVORNO. «Quella strada è pericolosa: dovrebbe essere a traffico limitato, invece è trafficatissima. E non ci sono neppure le telecamere». A parlare è Nesip, 28 anni, padre del bimbo di 9 anni che mercoledì pomeriggio è finito in bici sotto a un bus in corso Amedeo. Un incidente che, come dice il babbo, si poteva evitare. Il piccolo Muchait, di origini turche, ora sta meglio, ma ha diversi traumi: ha il femore della gamba destra spezzato e per questo nei prossimi giorni dovrà essere operato a Pisa. Inoltre, ha lesioni anche all'avambraccio destro e sul volto. All'inizio, a destare maggiori preoccupazioni era stato proprio il trauma cranico-facciale. Il bimbo ha sfondato con la testa il parabrezza dell'autobus tanto da perdere i sensi. Poi per fortuna si è ripreso. «Dopo l'incidente, sono andato alla polizia per chiedere se ci fosse un filmato per guardare la dinamica dello scontro, ma mi hanno detto che in corso Amedeo non ci sono telecamere. Invece servirebbero: quell'incrocio è terribile. Nonostante i divieti, è sempre pieno di auto; senza contare che spesso i pedoni camminano in mezzo alla strada», dice il commerciante. Assistita dall'avvocato Mario Galdieri, dello studio legale Galli&Galdieri, e dal suo collaboratore Piegiorgio Lenoci, la famiglia del bimbo si costituirà parte civile al processo. Quando il piccolo è stato investito, Nesip era al lavoro nel kebab in via Grande mentre la moglie Sevda si trovava in piazza Cavour. La coppia gestisce tre negozi: gli altri due si trovano in via Meyer e in piazza Attias, dove lavora il dipendente Memet. Il bimbo quel pomeriggio era appena uscito dal kebab di piazza Attias e stava andando in bicicletta in piazza della Vittoria, per incontrarsi con altri amichetti. Ma giunto quasi all'incrocio con via Magenta, si è scontrato frontalmente con il bus, che invece andava verso l'Attias. «Ero al lavoro quando mi ha chiamato Memet: lui aveva sentito gridare e così era uscito in strada. Non immaginava di vedere il piccolo Muchait sdraiato per terra. Mio figlio stava superando la coda delle auto - racconta Nesip - Davanti aveva un furgone, ma non solo: c'erano anche alcuni pedoni. Lui ha fatto uno scarto a sinistra per evitare un passante e in quel momento è finito sotto il bus». L'autista Atl ha cercato di evitarlo sterzando di colpo e salendo sul marciapiede, ma l'impatto è stato inevitabile. Nesip e la moglie hanno chiuso di corsa i negozi e si sono precipitati in corso Amedeo. «Quando siamo arrivati, per terra c'era un lago di sangue. Mio figlio era già stato portato in ospedale. Mia moglie s'è sentita male: è incinta di quattro mesi e ha rischiato di perdere il bambino per lo choc. In questi giorni si sta sottoponendo a vari accertamenti proprio per questo motivo». Poi i coniugi sono corsi in ospedale. «Gli ho chiesto come si sentisse, ma lui era confuso - dice il padre - Mi ha guardato, con i suoi occhi grandi e neri, e mi ha chiesto: "Dove mi trovo"?. Io allora ho cercato di tranquillizzarlo».
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