Gioco
Un'idea livornese contro la marea nera nel Golfo del Messico
Francesca Rapposelli
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Petrolio in fiamme nel Golfo del Messico 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Penso di avere la soluzione per risolvere la fuoriuscita di petrolio che sta inquinando il Golfo del Messico. O almeno, datemi la possibilità di proporla». E' l'appello che lancia Roberto Fusi. Elettrotecnico in pensione, alla soglia dei 70 anni Roberto si dedica con entusiasmo a invenzioni e fotografie nel suo garage in via delle Sorgenti. «Da quando ho sentito del fallimento del primo tentativo di fermare la marea nera, ho trascorso un'intera notte a pensare e credo di aver trovato una possibile soluzione. Ho contattato la Protezione Civile, l'ambasciata inglese a Roma (la Bp è una multinazionale inglese), il consolato americano a Firenze, ma nessuno ha saputo dirmi come posso spiegare la mia idea alla British petroleum». La trovata dell'inventore livornese, che ha al suo attivo numerosi marchingegni fuori dal comune, non sembra particolarmente complessa: «Si tratta di realizzare una struttura metallica di forma conica, simile ai telai dei tepee, le tradizionali tende degli Indiani d'America, tenuta ferma da dischi posizionati sulla base. Questo cono dev'essere sorretto da un cavo, posizionato per mezzo di un dispositivo teleguidato sul punto della falla da cui sgorga il petrolio. Lo stesso cavo farà da guida a una seconda struttura conica con la sommità aperta, che per la forza di gravità si posizionerà sopra alla gabbia. Si formerà così un camino in cui il greggio si incanalerà spontaneamente. Poi, per mezzo di un raccordo a forma di imbuto rovesciato saldato sulla parte superiore del secondo cono, una sorta di camino, il petrolio potrà essere aspirato e recuperato». Senza dubbio all'inventore livornese non mancano ingegno e buona volontà, ma precisa che i tentativi di far conoscere la sua idea alle persone competenti, non sono un modo per cercare notorietà o guadagni: «Non ho nessuno scopo di lucro, il mio progetto vuole solo offrire un aiuto umanitario. Vorrei cercare di contribuire a tamponare i danni di quello che è già un enorme disastro ecologico». Roberto Fusi non è nuovo all'ideazione di congegni innovativi e orginali. «Ho sempre avuto la passione per le invenzioni, nate ogni volta che ho visto qualcosa che poteva essere migliorato con poco sforzo. Le mie sono intuizioni semplici e costruisco materiali di scarto o facilmente reperibili con scarsi costi». Le sue creazioni gli sono valse anche due brevetti. Il primo, a metà degli anni '80, per un macchinario di caricamento di munizioni sportive, sorto dalla sua passione per la caccia. L'altro, di cui è ancora più orgoglioso, per un particolare sistema antifurto: «Per mezzo di un perno che blocca la porta, impedisce l'ingresso anche a coloro che avessero rubato le chiavi. Il meccansimo, infatti, si sblocca solo tramite un telecomando o una tessera magnetica, e fa suonare un allarme se qualcuno tenta di forzare l'ingresso».
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