Il Tirreno

Livorno

Mtm: niente posto fisso

Sara Luperini
I dipendenti della Mtm durante lo sciopero di ieri
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I dipendenti della Mtm durante lo sciopero di ieri

L'azienda non vuole stabilizzare i contratti a termine Lavoratori in sciopero: «Vogliamo incontrare il proprietario»

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 GUASTICCE. Il minimo sindacale di mille euro al mese, una specializzazione che c'è, ma non è riconosciuta e un contratto che difficilmente sarà rinnovato. Queste le motivazioni principali che, ieri mattina, hanno portato gli operai della Mtm di Guasticce ad incrociare le braccia per l'intera giornata. La Mtm infatti sembra aver fatto marcia indietro e la stabilizzazione con l'assunzione a tempo indeterminato per i precari non ci sarà. «Sono qui dal 3 giugno 2008 - racconta Christian, sposato con due figli - ci hanno chiesto di stringere i denti. Oggi, i tempi potrebbero essere spalmati ed invece, i ritmi di lavoro continuano ad essere frenetici. Facciamo il giornaliero ma non abbiamo il buono pasto anzi, dobbiamo timbrare la nostra pausa pranzo come una regolare uscita dal lavoro. Non solo, dobbiamo dividerci tre forni a microonde in duecentocinquanta». Già, duecentocinquanta, di cui centoquaranta pronti, in poco meno di tre mesi, a lasciare il proprio lavoro a causa della scadenza del contratto. È così anche per Davide, livornese di 31 anni, da oggi ufficialmente disoccupato, con un figlio a carico e una moglie operaia alla Piaggio, ma solo per pochi mesi all'anno. «Da settembre 2008 lavoro qui attraverso l'agenzia interinale. Mi hanno detto di non preoccuparmi, che questo è lo stop tecnico e che tra venti giorni ci sarà una nuova chiamata. Ma, in realtà, se chiediamo di mettere su carta queste parole, la sola risposta che otteniamo è quella di stare "tranquilli". Io non sono tranquillo, anche perché hanno già mandato a casa diverse persone». Massimiliano invece, di anni ne ha 42 e alle spalle ha tredici primavere alla Delphi. Insomma, una protesta a tutto tondo, che proseguirà anche nella giornata di oggi con la diminuzione dei ritmi di lavoro. «È il primo segnale alla direzione di Cherasco», hanno precisato Federico Membrini (Segretario Uil) e David Romagnani (Segreteria Fiom-Cgil): «I lavoratori non si fermeranno, saranno coinvolte le istituzioni ed il territorio: chiediamo una qualità della vita migliore, un salario adeguato ed un incontro con il proprietario Mariano Costa Magna».

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