Il Tirreno

Livorno

Banca Costa Etrusca in mano ai senesi

Cristiano Meoni
Banca Costa Etrusca in mano ai senesi

La Cassa di Risparmio di Livorno fu comprata da Lodi, la Banca della Costa Etrusca finisce in mano a Sovicille. A distanza di pochi anni la storia si ripete: qualcuno viene a Livorno e "colonizza" una banca locale

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LIVORNO. La Cassa di Risparmio di Livorno fu comprata da Lodi, la Banca della Costa Etrusca finisce in mano a Sovicille. A distanza di pochi anni la storia si ripete: qualcuno viene a Livorno e "colonizza" una banca locale. La Bce - la "banchina" di Livorno, aperta appena tre anni fa - si fonderà con la Banca Cras Credito Cooperativo di Chianciano Terme-Sovicille, una realtà più grande dieci volte. La banca non finisce. Finisce invece l'idea di una banca tutta livornese, da capo ai piedi.

Con il progetto di fusione, accettato dai consigli d'amministrazione di entrambi gli istituti, la Bce finirà per essere assorbita dalla consorella senese, una delle realtà più importanti della galassia del credito cooperativo in Toscana. Nascerà una banca più grande con un nome chilometrico: "Banca Cras Credito Cooperativo Chianciano Terme - Costa Etrusca - Sovicille". Un nome talmente lungo che finirà per essere inevitabilmente abbreviato in Banca Cras. Addio Costa Etrusca.

Anche la sede e i vertici della banca che nascerà dalla fusione parleranno senese. Un fulmine a ciel sereno, se si pensa che gli stessi dipendenti della banca hanno appreso dell'accordo ieri pomeriggio. Ma le trattative andavano avanti da alcune settimane, incoraggiate dalla Banca d'Italia e coordinate dalla Federazione Toscana delle Banche di credito cooperativo. La Bce era stata offerta ad almeno altri due istituti di credito cooperativo (Bcc Castagneto e Bcc Versilia).

A metà gennaio la Banca d'Italia ha concluso l'ispezione di routine avviata a dicembre, la prima nella breve storia della "banchina". Sottolineando, nelle osservazioni verbalizzate ai membri del consiglio d'amministrazioni, diversi rilievi sulla "governance" dell'istituto. E' probabile che la relazione degli ispettori abbia accelerato un percorso che era già stato avviato: la ricerca di sinergie con altri istituti per raggiungere quella massa critica che non possono avere le microbanche.

E la Bce, nel contesto del mercato creditizio, è ancora una microbanca: 77 milioni di raccolta, 50 milioni di impieghi, 3000 clienti di cui 1400 soci, 2 filiali, un capitale di 6 milioni e 331mila euro, che è aumentato per coprire la perdita d'esercizio del 2009 (674mila euro). Ben altri i numeri di Banca Cras, nata dalla fusione della banca di Sovicille con quella di Chianciano: 4000 soci, 19 filiali, 160 dipendenti, quasi 700 milioni di raccolta, quasi 500 di impieghi, un patrimonio di 60 milioni di euro, 25mila clienti.

E un progetto di espansione che l'ha spinta fin sulla costa, con la recente apertura di una filiale a Follonica. Da qui l'interesse a fondersi con la Banca della Costa Etrusca per radicarsi nella zona tirrenica. I cda delle due banche hanno firmato «un accordo politico-strategico» e «iniziato l'iter di una possibile fusione». Ma saranno i soci a decidere, nelle assemblee straordinarie che dovranno deliberare la fusione previste per la fine dell'anno. Come recita lo statuto, i soci che non fossero d'accordo con la decisione potrebbero esercitare il diritto di recesso e rientrare in possesso della quota versata.

Una banca, quella che nascerà dalla fusione, che avrà un presidente e un consiglio d'amministrazione a maggioranza senese. Quella livornese sarà una delle tre "aree" in cui sarà suddiviso il territorio. Ancora una volta una tripartizione, come accadde per le Casse del Tirreno: allora Livorno si fuse con Pisa e Lucca, stavolta con Sovicille e Chianciano.

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