Gioco
Rossi: il nuovo ospedale si farà comunque
dall'inviato
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Bruno Picchi e Piero Nocchi a Palazzo Strozzi Sacrati di Firenze Firmato l'accordo di programma. «Una nuova ubicazione? Farebbe slittare un po' i tempi»
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FIRENZE. Nella sala Endimione, al piano terra di Palazzo Strozzi Sacrati, è il gran giorno della firma dell'accordo di programma per il nuovo ospedale di Livorno, e nel cerimoniale non possono mancare i sorrisi, la carrellata di commenti positivi e le assicurazioni che tutto andrà per il meglio. «Con questo atto - afferma il presidente Enrico Rossi - si compie un altro passo importante verso l'obiettivo di dotare Livorno e la Toscana di un nuovo e moderno ospedale. La Toscana ha dimostrato di saper cogliere risultati importanti negli investimenti sanitari: la riorganizzazione e l'ammodernamento degli ospedali in Toscana è cominciata con una delibera del consiglio regionale del 1985, e oggi con l'accordo per Livorno questo "affresco" è complessivamente andato in porto». Soddisfazione che trova riscontro nelle parole del sindaco Alessandro Cosimi. «Oggi firmiamo un accordo - spiega - che per Livorno non vuol dire soltanto "nuovo ospedale", ma anche e soprattutto una più moderna ed efficacia rete dei servizi sanitari. Sono orgoglioso del percorso fatto e voglio sottolineare che abbiamo fatto questo enorme sforzo senza spendere niente per consulenze esterne, avvalendoci di tutte professionalità interne all'azienda». Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore dell'Asl, Monica Calamai: «Credo che abbiamo lavorato tutti quanti presto e bene. E questo accordo è la dimostrazione della stretta collaborazione tra enti e istituzioni». Ma ad incombere sulla cerimonia, come un ospite poco gradito, ecco arrivare il referendum sulla localizzazione di Montenero che si terrà a metà ottobre. Il presidente Rossi prova subito ad allontanare le preoccupazioni legate a quello che sarà l'esito della consultazione. «E' giusto che sia la città di Livorno a scegliere - dichiara - Se il referendum deciderà per un'altra ubicazione, slitteranno un po' i tempi, ma l'ospedale si farà comunque, basta che sia in una posizione strategica, facilmente raggiungibile. Per noi, comunque, Montenero risponde a tutti i criteri di congruità sanitaria e credo che la scelta fatta da Cosimi sia motivata da fatti e interessi più che nobili». Poi interviene Cosimi, che prima sottolinea «che il referendum è uno strumento di democrazia: ben venga, se ci consente anche di accelerare i tempi», poi però mette tutti in guardia dal rischio di perdere i finanziamenti regionali. «I soldi oggi sono stati impegnati per un progetto da realizzare - afferma - ma i nostri tempi concorrono al mantenimento dei finanziamenti: in una situazione come quella attuale, se viene meno il progetto si rischia di perdere tutto». Ma nel caso in cui il referendum dicesse no a Montenero, il nuovo ospedale non potrebbe essere realizzato nell'area di quello vecchio, come sostenuto da gruppi politici e movimenti di cittadini? La risposta è negativa da tutti i fronti. «I disagi sarebbero maggiori dei vantaggi - conclude Rossi - considerando anche che l'attività sanitaria dovrebbe coesistere con l'attività dei cantieri edili per almeno 4 o 5 anni. E comunque non potremmo mai raggiungere un livello di efficienza pari ad un ospedale veramente nuovo». Stesso giudizio da Cosimi: «Lavorando nella vecchia struttura non sarebbe mai possibile ottenere l'accreditamento, e quindi l'ospedale nascerebbe già ridimensionato». Infine il problema costi: perché per l'ospedale di Lucca, con 410 posti letto, è stata prevista una spesa di 104 milioni di euro e spiccioli. E perché per Prato, con un presidio da 540 posti, il costo indicato è di 120 milioni di euro. «Ma queste cifre non sono comprensive degli arredi e delle attrezzature - spiegano in coro Rossi e Calamai - mentre nel finanziamento di Livorno è compresa anche la tecnologia». Alessandro Guarducci
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