Gioco
COSÌ PARLÒ ELISABETTA
Mi ricordo quelle lezioni con la prof. Lepori
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Nel mondo della musica c'è molta competizione, forse dovuta anche dalla scarsità di orchestre e quindi alle opportunità di suonare. Spesso, infatti, se lavora un collega, l'altro rimane a casa. Nonostante tutto però, nel mio cammino ho incontrato persone solidali che, quando ero alle prime esperienze, mi hanno aiutato e dato fiducia. Credo che la volontà di fare uno spettacolo di qualità, porti all'unione delle forze e alla collaborazione, anche quando le condizioni non sono le migliori. Che cosa mi viene in mente se vado indietro ai tempi delle medie, quando suonavo il flauto dolce con la prof. Lepori? Vedo una ragazzina che a casa studiava i brani e poi a scuola, a fine lezione, andava alla cattedra, per farglieli sentire e ascoltare i suoi consigli. Se mi chiedono com'è Livorno mi brillano subito gli occhi: ne conosco tutti i difetti ma la amo, e so che, pur non offrendo molti sbocchi lavorativi, può dare importanti basi, anche se per realizzare le proprie ambizioni ci si deve muovere. Genova, la città dove oggi vivo, è più grande della mia, offre molto e ha una realtà che mi piace, ma forse perché la trovo uguale a Livorno e perché anche lì c'è il mare... I miei amici più cari vivono a Livorno e ogni volta che torno cerco sempre di trovare un po' di tempo da passare con loro. Alcuni li frequento dalle elementari o dalle medie, e non ci siamo mai persi di vista. Quando sono lontana da Livorno mi mancano i luoghi dove sono cresciuta e che conosco bene, le abitudini, il modo di parlare di chi mi sta intorno, i modi di dire che spesso non vengono compresi dai non livornesi e che con la traduzione perdono tutto il loro fascino. Un detto livornese che mi piace molto? «E ci stai gobbo!».
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