Gioco
«Seimila firme, Cosimi capisca l'errore»
Alessandro Guarducci
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Il comitato per il referendum ieri mattina raccoglieva firme tra via Grande e via del Giglio Il comitato per il referendum "No a Montenero" è pronto per la campagna elettorale
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LIVORNO. «Con l'intervento sul Tirreno, il sindaco ha aperto la campagna elettorale per il referendum. E noi siamo pronti a confrontarci. Però affermare, come ha fatto Cosimi, che se vince il sì Livorno starà ferma per venti anni è un segnale brutto e distorto, perché cerca di addossare già delle colpe a quei cittadini che sono contrari alla decisione dell'amministrazione». Il comitato per il referendum "No a Montenero" replica con piglio deciso alle parole del primo cittadino e già da queste prime schermaglie è facile intuire che il dibattito in vista della consultazione popolare di metà ottobre sarà acceso. «Adesso che c'è la certezza che il referendum si farà - spiega Francesca Pritone, portavoce del comitato - dobbiamo tutti quanti impegnarci a informare la popolazione affinché tutti possano formarsi una opinione. Tutta la città dovrà essere coinvolta nella scelta: poi ognuno esprimerà la sua convinzione con un sì o con un no, perché questa è la democrazia». Quella che si è appena conclusa è stata una settimana particolarmente significativa per il progetto del nuovo ospedale: il sindaco ha dichiarato di essere orientato a far svolgere il referendum il 15 ottobre, cioé la prima data utile prevista dalle norme dello statuto comunale; poi è stato deciso, anche se non esiste un atto ufficiale al riguardo, che l'Asl rinvierà a dopo il referendum l'apertura del bando di gara per l'appalto dei lavori per la costruzione dell'ospedale a Montenero; quindi è stata resa nota la data per la firma dell'accordo di programma (fissata per domattina) e ciò ha scatenato la reazione di tutte le opposizioni con Marco Cannito (Città Diversa) che ha chiesto - invano - la convocazione urgente di un consiglio comunale straoirdinario; infine il sindaco si è assunto l'impegno di non compiere gli atti più importanti previsti dall'accordo stesso fino a dopo lo svolgimento del referendum. Una decisione, quest'ultima, che ha di fatto sospeso l'operazione nuovo ospedale in attesa dell'esito del referendum. E il comitato - rappresentato anche da Vito Borrelli, Emanuela Delzi, Fabio Verzoni e Carlo Valenti - non nasconde la sua soddisfazione per il risultato ottenuto. «Una decina di giorni fa - dice la portavoce Francesca Pritone - abbiamo chiesto un incontro con tutti i consiglieri comunali perché temevamo un'accelerazione delle procedure da parte dell'amministrazione. Si sono presentati nove consiglieri, tutti di opposizione, che si sono detti d'accordo nel sottoscrivere una mozione in cui si chiedeva al sindaco e alla giunta di non firmare l'accordo di programma con l'Asl e la Regione Toscana prima dello svolgimento del referendum. L'accordo invece si firmerà ma Cosimi ha preso l'impegno a firmare un documento che impegna l'amministrazione a non condizionare l'attività del consiglio comunale in questi mesi: non possiamo che apprezzare questa decisione, perché evita il rischio di possibili forzature. E ora speriamo che il sindaco, che ha sempre tenuto giù la saracinesca della partecipazione, apra finalmente una porta». Nel frattempo le firme a favore del referendum hanno superato quota seimila. «E le continueremo a raccogliere - afferma Pritone - fino al giorno del loro deposito. Le prima 4.500 ci sono servite per fare indire il referendum, le altre saranno la dimostrazione che i livornesi vogliono esprimersi su questa operazione così importante per la città. E invitiamo a firmare anche gli esponenti politici dei partiti di maggioranza: sarebbe il modo migliore per recuperare il rapporto tra cittadini e istituzioni che finora non c'è stato. E comunque, già di fronte a questo gran numero di firme l'amministrazione dovrebbe cominciare a chiedersi dove può aver sbagliato». E a questo punto arriva una frecciata all'assessore al bilancio Valter Nebbiai. «Dice che il referendum farà spendere un mucchio di soldi - conclude Pritone - ma la colpa non è certo nostra: se ci fosse stata più informazione, più partecipazione e più trasparenza da parte dell'amministrazione, non ci sarebbe stato bisogno di andare al voto».
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