Il Tirreno

Livorno

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

SE VINCE IL SÌ, ALTRI 20 ANNI FERMI

Alessandro Cosimi (sindaco di Livorno)

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 Un tempo il referendum era un attacco all'autorevolezza delle istituzioni (vedi Olt), oggi diventa uno strumento quasi di socializzazione, una sorta di rimpatriata politica tra il sentire della gente.  Uno dei problemi fondamentali della politica italiana è che, sulle procedure, non si riesce mai ad avere un atteggiamento che rassicuri i cittadini.  Il referendum è uno strumento e come tale va rispettato. Le Istituzioni hanno l'obbligo di governare, proporre soluzioni, risolvere i problemi e quindi hanno diritto allo stesso rispetto e a non essere descritte come controparte dei cittadini.  Vi è una mistificazione di fondo: il raggiungimento delle firme necessarie all'indizione del referendum è una sconfitta dell'Amministrazione. Questo è un messaggio politico falso, strumentale e che non corrisponde allo spirito di questo strumento che è garanzia per i cittadini.  Non è accettabile la descrizione di un consiglio comunale che debba prendere atto dell'affermazione di cui sopra, perché il valore del raggiungimento delle firme non ha l'efficacia di paralizzare il lavoro del consiglio comunale.  Altra cosa è una scelta politica che, considerando l'espressione di un dibattito che esiste in città, ferma e fotografa le condizioni del dibattito stesso, non portando in consiglio comunale atti che determinerebbero situazioni non più recuperabili rispetto al percorso della realizzazione del nuovo ospedale.  Atti, peraltro, che sarebbero perfettamente legittimi, ma proprio questo è lo spirito del referendum.  L'Amministrazione continua il proprio lavoro, preparando le condizioni al fine di non avere eccessivi ritardi, rispettosa del consiglio.  D'altra parte questa sensibilità non mi sembra venga espressa da molti dei firmatari delle richieste all'amministrazione comunale. Non mi sembra che ci si sia fermati sul nucleare, sul quale è in corso un referendum e, udite udite, sul quale è già stato effettuato un referendum che ha bloccato le centrali, e oggi disatteso.  Gli anticorpi li abbiamo anche per dimostrare che non siamo tutti uguali, forse a qualcuno sfugge, ma la vena antistituzionale e antipolitica del pensiero populista è sempre in agguato.  La realizzazione del nuovo ospedale si pone dentro procedure corrette, che guardano ad un progetto generale di città, tanto è vero che molti dei problemi connessi ad aree sensibili (vecchio ospedale, villa Monterotondo) sono rimandati alla stesura del nuovo piano strutturale, con tutti i meccanismi di partecipazione indicati dalle leggi regionali.  Rimangono, infine, i fondi per far vivere il vecchio ospedale nella manutenzione, per raggiungere il nuovo.  Va da sé che ogni battaglia politica ha una sua dignità, ma questo modo di ragionare oppositivo ha determinato una condizione per la quale negli anni '70 e '90 si è spostato di 20 anni la realizzazione dell'ospedale.  La suadente idea che se vince il "sì" c'è solo da spostare dove fare l'ospedale è politicamente e istituzionalmente una falsa affermazione, perché l'effetto sarebbe probabilmente il rinvio di altri 20 anni.  La discussione non può essere fatta solo di "mura", ma di un'idea e di un'offerta di salute che tante volte abbiamo partecipato con i cittadini e che ha un solo obiettivo: modernizzare e rafforzare la sanità pubblica livornese.  Sfidiamo tutti ad aiutarci a raggiungere questo obiettivo, anche perché è inaccettabile che, se da un lato è giusto che siano rispettate le storie di ognuno di noi, dall'altro, alla fine, fra tutti quelli che firmano tutto, non si può avere la sensazione che le storie sono tutte uguali.

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di Redazione web