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Lo sfogo di Viti: «Se passa il referendum lascio l'ospedale»
Luciano De Majo
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LIVORNO. «Se davvero dovesse passare il referendum potrei decidere di prendermi i miei 500 giorni di ferie e di andare in pensione dopo. Di lasciare l'ospedale, insomma». Sarà pure uno sfogo, quello di Maurizio Viti, primario di chirurgia e consigliere comunale del Partito democratico, ma la sua è una voce piena di passione autentica, nel giorno in cui i capigruppo (eccetto Cannito) hanno apprezzato il documento che ufficializza lo stop del sindaco alle procedure per l'ospedale fino allo svolgimento della consultazione. «Se c'è una cosa che non mi piace in questo referendum - dice - è che i reali ispiratori se ne stanno dietro le quinte. Non hanno neppure il coraggio di scendere in campo in prima persona e mi sembra si nascondano un po' dietro il Comitato. Chi per ragioni di partito, come Taradash, chi per ragioni politiche di altro tipo come il mio amico Lamberti. L'ho detto anche a lui, direttamente, che non ci prenda in giro e sia lui a fare la battaglia». Secondo Viti, non è ancora giunto il momento di costituire comitati per il "no" al referendum. «C'è un periodo in cui questo dovrà essere fatto, ed è la campagna elettorale - spiega - nella quale dovremo parlare chiaramente coi cittadini. Ma ci credete se vi dico che c'è tanta gente che ancora non sa della discussione in atto sull'ospedale? A settembre ne parleremo con calma e entrando nei particolari. Io non mi scompongo davanti alle azioni di coloro che sostengono il referendum. Dovevano raccogliere le firme ed era logico che si muovessero». Da sempre sostenitore del progetto per il nuovo ospedale, Maurizio Viti non nasconde neppure che fra gli addetti ai lavori a livello regionale la situazione livornese viene vista con una certa sorpresa: «Ci sono miei colleghi di altre città toscane che mi chiedono se è vero che qualcuno da noi vuol fare il referendum contro l'ospedale nuovo e se la ridono ampiamente. D'altra parte, l'impressione che mi sono fatto in questi mesi, anche ascoltando gli interventi in consiglio comunale, è che non c'è la minima consapevolezza degli argomenti di cui si discute. Quando sento parlare Taradash o Tamburini, capisco che loro l'ospedale non l'hanno mai visto, se non occasionalmente. Non l'hanno mai vissuto. Ecco, mi sentirei di chieder loro di venire qui a osservare le condizioni nelle quali noi medici lavoriamo e nelle quali i pazienti vengono accolti». Viti sarà, dunque, in prima linea in questa campagna elettorale, schieratissimo sul fronte del "no" al quesito. «Ci sono mille e una ragione per sostenere questo progetto - conclude - se poi i nostri concittadini scegliessero in altro modo facciano pure, ma sarebbe un'occasione persa».
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