Gioco
Da 8 mesi in pediatria, ora avrà una famiglia
L.L.
Il tribunale dei minori l'ha fatta trasferire al Meyer di Firenze
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LIVORNO. Ormai ha quasi nove mesi ed è ancora ricoverata in Pediatria, coccolata dal primario Edoardo Micheletti e dalle infermiere. Ma dalla prossima settimana, la bimba rom, che dalla nascita non ha mai lasciato l'ospedale per motivi di salute e perché i genitori non possono mantenerla, sarà trasferita al Meyer di Firenze.
Lì sarà seguita da un pool di nutrizionisti specializzati e potrà ricevere le cure più adeguate al suo stato di salute precario e anche alla sua età. Lo ha deciso il Tribunale dei minori di Firenze, che ha preso in carico il caso. La bimba non può essere allevata dai genitori, giovanissimi rom che non hanno casa, non hanno lavoro né le possibilità per farla crescere. La madre, vent'anni, dopo il parto è stata costretta a lasciare la bebè in ospedale anche per farla seguire meglio, considerati i suoi problemi di salute. I genitori sono andati spesso a trovarla, ma non possono tenerla. «La piccola ormai non è più una neonata - dice il primario Micheletti - ora comincia a mangiare semiliquidi come frullati e cose del genere. Non beve più solo latte. Sta crescendo e ha bisogno di medici che possano seguirla a dovere, garantendole così le cure più adeguate. Qui noi abbiamo solo il nido e quindi, purtroppo, non siamo attrezzati per gestire un caso del genere». La piccola ha dei problemi nella nutrizione: viene fatta mangiare attraverso un sondino e deve essere sottoposta a vari esami.
Per questo va monitorata costantemente con attenzione. Il trasferimento a Firenze avverrà la prossima settimana. Un evento che colpisce profondamente lo staff di Micheletti. Da una parte infatti medici e infermiere sono contenti che la piccola possa cominciare un iter sanitario e di integrazione importante per il suo futuro.
Dall'altro lato, però, tanto è il dispiacere per la partenza della bambina, a cui tutti si erano affezionati. «Nove mesi non sono pochi - dice Micheletti - Noi tutti ci siamo dati tanto da fare per lei, le infermiere facevano a turno per farla mangiare e per farla divertire un po'. È inevitabile, in questi mesi, ci siamo legati notevolmente a lei. Però ci consola il fatto che ora starà meglio».
Lì sarà seguita da un pool di nutrizionisti specializzati e potrà ricevere le cure più adeguate al suo stato di salute precario e anche alla sua età. Lo ha deciso il Tribunale dei minori di Firenze, che ha preso in carico il caso. La bimba non può essere allevata dai genitori, giovanissimi rom che non hanno casa, non hanno lavoro né le possibilità per farla crescere. La madre, vent'anni, dopo il parto è stata costretta a lasciare la bebè in ospedale anche per farla seguire meglio, considerati i suoi problemi di salute. I genitori sono andati spesso a trovarla, ma non possono tenerla. «La piccola ormai non è più una neonata - dice il primario Micheletti - ora comincia a mangiare semiliquidi come frullati e cose del genere. Non beve più solo latte. Sta crescendo e ha bisogno di medici che possano seguirla a dovere, garantendole così le cure più adeguate. Qui noi abbiamo solo il nido e quindi, purtroppo, non siamo attrezzati per gestire un caso del genere». La piccola ha dei problemi nella nutrizione: viene fatta mangiare attraverso un sondino e deve essere sottoposta a vari esami.
Per questo va monitorata costantemente con attenzione. Il trasferimento a Firenze avverrà la prossima settimana. Un evento che colpisce profondamente lo staff di Micheletti. Da una parte infatti medici e infermiere sono contenti che la piccola possa cominciare un iter sanitario e di integrazione importante per il suo futuro.
Dall'altro lato, però, tanto è il dispiacere per la partenza della bambina, a cui tutti si erano affezionati. «Nove mesi non sono pochi - dice Micheletti - Noi tutti ci siamo dati tanto da fare per lei, le infermiere facevano a turno per farla mangiare e per farla divertire un po'. È inevitabile, in questi mesi, ci siamo legati notevolmente a lei. Però ci consola il fatto che ora starà meglio».
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