Il Tirreno

Livorno

La protesta del Comitato difesa ambiente e Medicina democratica

Centrali a biomasse nell'area del porto Presentato un esposto alla Procura

Juna Goti
Mario Martelli
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Mario Martelli

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 LIVORNO. Quasi trenta pagine, tra documenti ufficiali e valutazioni tecniche. Il comitato difesa ambiente e medicina democratica hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica contro le due centrali a biomasse che dovrebbero nascere in area portuale. «Dopo il ricorso al Tar - sottolineano Mario Martelli e Maurizio Marchi - abbiamo deciso di rivolgerci alla Procura perché siamo convinti che negli iter autorizzativi siano stati commessi anche reati di natura penale, sia da parte delle autorità che dei proponenti».  Nel dossier, in cui si parla di "danni alla salute pubblica", compaiono le due società interessate alla realizzazione delle centrali (Porto Energia e Federpetroli), gli enti pubblici ("in primis la Provincia che ha concesso le autorizzazioni, ma anche il Comune che avrebbe potuto pronunciare il no vincolante") e le due realtà, Asl e Arpat, che secondo gli ambientalisti «pur non avendo potere decisionale hanno responsabilità istruttorie».  In particolare agli enti autorizzativi viene imputato il «mancato rispetto del Piano regionale di risanamento e mantenimento della qualità dell'aria (che individua il sito di insediamento come sito da risanare e quindi da non sottoporre a ulteriori pressioni ambientali), la mancata applicazione di quanto previsto dalla legge sull'Aia e il non rispetto del trattato di Aarhus e del Piano di indirizzo energetico regionale, che pur essendo strumento di indirizzo parla chiaramente di filiera corta, cioè dell'uso di combustibili di produzione locale».  Dure le parole nei confronti di Asl ("che ha espresso pareri immotivati e non rispettosi delle leggi, nonostante abbia come compito di difendere la salute dei cittadini") e di Arpat. Questa in particolare, "pur avendo evidenziato le gravi criticità ambientali e l'incertezza dei dati forniti sulle polveri che si ritiene siano sottostimati, non ha prospettato l'ipotesi di negazione delle autorizzazione". «Anzi - accusano i rappresentanti di medicina democratica e del comitato - ha omesso ogni valutazione sulle capacità dei filtri di abbattere effettivamente le polveri». Nell'esposto si parla di "pressioni politiche e falso in atto pubblico" quando si fa riferimento alla caratterizzazione degli oli da bruciare che Arpat avrebbe fornito all'inizio e che poi sarebbe "misteriosamente scomparsa dal Burt". Dichiarazioni pesanti che starà alla Procura verificare e che riguardano anche le due società richiedenti: "Hanno fornito dati inattendibili sulla potenza termica delle centrali per eludere la legge sull'Aia e come dimostrano i verbali delle conferenze dei servizi hanno fatto pressioni per non installare i filtri di depurazione dei fumi".

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