Gioco
Il paese che gioca a nascondino
Mauro Zucchelli
Spuntano case come funghi e nel vecchio Prg c’è ancora tanto cemento
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LIVORNO. Il sospetto che qualcosa non torni? Appena ti metti a contare quante auto risalgono via di Montenero o se ne vengono giù: tante da chiedersi dove mai le avessero nascoste. Appunto: erano nascoste. Come le case, in gran parte unifamiliari.
Il paradosso di Montenero sta qui. La piazza del Santuario è ad uso di turisti e pellegrini: non è il punto sul quale convergono i cammini quotidiani delle famiglie, lo è un po’ di più piazza delle Carrozze ma per gli acquisti il centro di gravità permanente bisogna cercarselo a Ardenza.
Montenero vive lungo una strada: il divieto di sosta più lungo della città in una zona senza parcheggi e senza marciapiedi (con il bel risultato di averne fatto un autodromo).
SULLA STRADA Eppure è un “villaggio di strada” solo in apparenza: sì, mattoni e cemento spuntano ancora pure lungo la via principale - come al doppio svincolo per la Variante dove, con un colpo di bacchetta magica, una antica casa colonica, le chiome formato kolossal del suo vecchissimo albero e la sua aia si sono tramutate in un pugno di ville più piscina - ma Montenero cresce nelle pieghe rimpiattate della collina. Ben al di là della striscia di case ai due lati di via di Montenero.
Nascosti anche i “gioielli” come villa Byron o le residenze signorili che facevano da palcoscenico alle “smanie della villeggiatura” a firma Carlo Goldoni. Lontano dai riflettori anche antiche ville trasformate in bed & breakfast, che guardano al mercato di oltrefrontiera.
L’iceberg delle nuove case è più all’interno: ad esempio, si scopre una nuova Montenero infilandosi in via Numa Campi fino a raggiungere via della Prugnoliccia. Oppure nelle nuove villette di via Tommaso Campanella che hanno raddoppiato i “rami” di nuove strade nati 15-20 anni fa fra Villa Morazzana e via Numa Campi.
Non basta: si è ingigantito anche il Savolano, il vecchio nucleo in cima a via del Pino. E anche via delle Pianacce non è più un nastro d’asfalto in mezzo al nulla: il primo nucleo di villette in forma di Peep è ormai maggiorenne ma il resto mica tanto. Le nuove villette in costruzione sul lato nord della strada non sono che l’assaggio di una striscia di tetti che si riconnetterà ai fabbricati chic in corso di realizzazione davanti al monastero di clausura delle suore carmelitane.
Ma il mattone in realtà si moltiplica soprattutto negli interstizi: ad esempio, fra l’istituto Pascoli e le case del Cerretini, a un passo dall’Apparizione, è spuntato un condominio.
NON E’ CHE L’INIZIO... E’ sufficiente però girare lo sguardo sul Prg per scoprire che la sorpresa però è un’altra: quest’alluvione di case, questa domanda di uno standard di vita che comprenda un giardino non incassettato come un cortile sotto le finestre altrui, è solo l’inizio. L’ha detto e ripetuto uno che l’urbanistica della nostra città l’ha vissuta dal di dentro come assessore e come vicesindaco: Massimo Bianchi. «Il livornese tipo ha un sogno: farsi la casa a Montenero. Quasi sempre prende la forma del “cubo livornese” su una collina». Pura volumetria, insomma: spesso giocando sul trucchetto di utilizzare una minima superficie come dimensione ufficiale e poi moltiplicando tavernette, sottotetti e ripostigli. Al punto che lo stesso soggetto che ha in mano i controlli sull’urbanistica (Palazzo civico) dev’essersi talmente arreso da immaginare per la Tia un regolamento anti-furbi ma con effetti boomerang paradossali e incongrui.
È LA “CONCA” D’ORO Tutto questo mattone è solo l’inizio perché, a quasi 15 anni dalle litigate furibonde dentro la maggioranza di centrosinistra sulla “Conca di Montenero” (davanti al cimitero, alle spalle del distributore di benzina), non c’è per ora nemmeno una casina in più. Sorte non diversa hanno avuto gran parte delle altre “aree speciali” che avrebbero dovuto mettere in moto i pistoni della rendita fondiaria: le grandi manovre sul risiko di Santa Villetta da Montenero sono finora rimaste al palo. Finora, sia chiaro: perché il nuovo piano regolatore è ormai sulla rampa di lancio e a Montenero, terra di santi e Madonne, tutti sanno che il diavolo non sta nella coda ma negli interstizi. Quasi sempre, presto o tardi, edificabili anche quelli.

Il paradosso di Montenero sta qui. La piazza del Santuario è ad uso di turisti e pellegrini: non è il punto sul quale convergono i cammini quotidiani delle famiglie, lo è un po’ di più piazza delle Carrozze ma per gli acquisti il centro di gravità permanente bisogna cercarselo a Ardenza.
Montenero vive lungo una strada: il divieto di sosta più lungo della città in una zona senza parcheggi e senza marciapiedi (con il bel risultato di averne fatto un autodromo).
SULLA STRADA Eppure è un “villaggio di strada” solo in apparenza: sì, mattoni e cemento spuntano ancora pure lungo la via principale - come al doppio svincolo per la Variante dove, con un colpo di bacchetta magica, una antica casa colonica, le chiome formato kolossal del suo vecchissimo albero e la sua aia si sono tramutate in un pugno di ville più piscina - ma Montenero cresce nelle pieghe rimpiattate della collina. Ben al di là della striscia di case ai due lati di via di Montenero.
Nascosti anche i “gioielli” come villa Byron o le residenze signorili che facevano da palcoscenico alle “smanie della villeggiatura” a firma Carlo Goldoni. Lontano dai riflettori anche antiche ville trasformate in bed & breakfast, che guardano al mercato di oltrefrontiera.
L’iceberg delle nuove case è più all’interno: ad esempio, si scopre una nuova Montenero infilandosi in via Numa Campi fino a raggiungere via della Prugnoliccia. Oppure nelle nuove villette di via Tommaso Campanella che hanno raddoppiato i “rami” di nuove strade nati 15-20 anni fa fra Villa Morazzana e via Numa Campi.
Non basta: si è ingigantito anche il Savolano, il vecchio nucleo in cima a via del Pino. E anche via delle Pianacce non è più un nastro d’asfalto in mezzo al nulla: il primo nucleo di villette in forma di Peep è ormai maggiorenne ma il resto mica tanto. Le nuove villette in costruzione sul lato nord della strada non sono che l’assaggio di una striscia di tetti che si riconnetterà ai fabbricati chic in corso di realizzazione davanti al monastero di clausura delle suore carmelitane.
Ma il mattone in realtà si moltiplica soprattutto negli interstizi: ad esempio, fra l’istituto Pascoli e le case del Cerretini, a un passo dall’Apparizione, è spuntato un condominio.
NON E’ CHE L’INIZIO... E’ sufficiente però girare lo sguardo sul Prg per scoprire che la sorpresa però è un’altra: quest’alluvione di case, questa domanda di uno standard di vita che comprenda un giardino non incassettato come un cortile sotto le finestre altrui, è solo l’inizio. L’ha detto e ripetuto uno che l’urbanistica della nostra città l’ha vissuta dal di dentro come assessore e come vicesindaco: Massimo Bianchi. «Il livornese tipo ha un sogno: farsi la casa a Montenero. Quasi sempre prende la forma del “cubo livornese” su una collina». Pura volumetria, insomma: spesso giocando sul trucchetto di utilizzare una minima superficie come dimensione ufficiale e poi moltiplicando tavernette, sottotetti e ripostigli. Al punto che lo stesso soggetto che ha in mano i controlli sull’urbanistica (Palazzo civico) dev’essersi talmente arreso da immaginare per la Tia un regolamento anti-furbi ma con effetti boomerang paradossali e incongrui.
È LA “CONCA” D’ORO Tutto questo mattone è solo l’inizio perché, a quasi 15 anni dalle litigate furibonde dentro la maggioranza di centrosinistra sulla “Conca di Montenero” (davanti al cimitero, alle spalle del distributore di benzina), non c’è per ora nemmeno una casina in più. Sorte non diversa hanno avuto gran parte delle altre “aree speciali” che avrebbero dovuto mettere in moto i pistoni della rendita fondiaria: le grandi manovre sul risiko di Santa Villetta da Montenero sono finora rimaste al palo. Finora, sia chiaro: perché il nuovo piano regolatore è ormai sulla rampa di lancio e a Montenero, terra di santi e Madonne, tutti sanno che il diavolo non sta nella coda ma negli interstizi. Quasi sempre, presto o tardi, edificabili anche quelli.
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