Gioco
Concessa allomicida la detenzione domiciliare per gravi motivi di salute
Uccise il fratello, ora è tornato a casa I familiari della vittima hanno paura
Luciano De Majo
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Casa Inghilleri la sera del delitto 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. La sera del 7 aprile 2008 uccise il fratello a fucilate, consegnandosi alla polizia il giorno dopo. Il 4 marzo del 2009 è stato condannato a dodici anni. Adesso, dopo due anni di carcere, a Salvatore Inghilleri, 71 anni compiuti da tre mesi, è stata concessa la detenzione domiciliare per motivi di salute. La decisione è stata presa dal tribunale di sorveglianza di Firenze, che ha ricevuto nei mesi scorsi un'istanza dal Centro medico del carcere Don Bosco di Pisa, dove Inghilleri era detenuto. La notizia ha gettato nello sconforto i familiari della vittima, Vito Inghilleri, notissimo imprenditore livornese, che venne freddato sulla soglia di casa, nelle campagne vicino a Salviano. Ieri i parenti di Vito si sono presentati in Procura, in cerca di qualcuno che potesse spiegare che cosa era avvenuto, e soprattutto i motivi per i quali all'omicida siano state aperte le porte del carcere, con la possibilità di tornare a casa. «Chi pensa alla nostra sicurezza?», chiedevano ieri la vedova di Vito Inghilleri e le figlie, amareggiate per la decisione del tribunale di sorveglianza fiorentino. «Noi abbiamo davvero paura - dicevano i familiari dell'uomo ammazzato - e non sappiamo quello che può capitarci: che cosa succede se lo incrociamo, se ce lo troviamo di fronte? Non è sorvegliato, non è piantonato: vive a casa sua, accanto alla nostra. La nostra è una paura giustificata: la sentenza di condanna definisce quest'uomo socialmente pericoloso». Sul fronte della difesa di Salvatore Inghilleri, l'avvocato Marco Vitalizi, che lo ha assistito dal giorno dopo la tragedia fino a tutto l'iter processuale, precisa che non è stata una sua iniziativa la segnalazione delle condizioni di salute a dir poco precarie dell'omicida. «I medici del carcere di Pisa - spiega - hanno fatto tutto a nostra insaputa. Poi il tribunale di sorveglianza di Firenze ha disposto una perizia medica per accertarsi della situazione di Salvatore: l'esito è stato tale da giustificare la concessione della detenzione domiciliare». Oltre ai problemi di natura mentale già accertati durante il processo, Salvatore Inghilleri ha visto peggiorare progressivamente le proprie condizioni, con malattie assai gravi che, anche secondo i periti nominati dalla magistratura di sorveglianza, rendono incompatibile la detenzione col suo stato di salute. «Ultimamente Salvatore Inghilleri era molto debole - dice ancora l'avvocato Vitalizi - e trascorreva la gran parte del suo tempo nella sua cella senza mai alzarsi dal letto. Difficile, in queste condizioni, che possa essere una reale minaccia per qualcuno».
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