Il Tirreno

Livorno

I molluschi alieni nelle nostre acque

David Evangelisti

Portate dalle navi molte specie esotiche. L'esperto: non cucinatele

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 LIVORNO. Milioni di molluschi originari della Cina, Giappone e Australia sono arrivati negli ultimi anni nelle acque di casa nostra. Sono chiamati "alieni" proprio perché mai visti prima d'oggi nel Mediterraneo.  E' quanto si è appreso dall'incontro in Fortezza vecchia organizzato dal Gruppo Malacologico livornese. Il relatore - Enzo Campani - ha spiegato che "la maggior parte di questi molluschi è arrivata nel porto di Livorno grazie alle 'acque di zavorra' delle navi". Il mollusco cioè, essendo risucchiato dalle imbarcazioni insieme all'acqua di zavorra, viene letteralmente "trasportato" da una parte all'altra del mondo.  "La maggior parte dei primi avvistamenti a Livorno - spiega Campani - sono stati effettuati nelle acque della darsena Toscana". Ecco che nel 2001 viene avvistata per la prima volta la "Theora lubrica", una conchiglia semitrasparente lunga appena 15 millimetri, originaria del Mar del Giappone. Stesso discorso per la "Musculista senhousia", avvistata per la prima volta nella zona compresa tra l'estremità della Darsena Toscana e lo scolmatore. Si tratta di una specie di cozza lunga fino a 35 millimetri, originaria del Mar della Cina. "Sulle spiagge del Calambrone se ne possono notare moltissime". Nelle acque livornesi la "Xenostrobus securis" (lunga circa 4 centimetri) è stata avvistata per la prima volta nel 2006. Le sue origini si trovano nelle acque australiane e neozelandesi.  Anche la "Fulvia fragilis", conchiglia nativa dell'Oceano indiano, arriva a Livorno (primo avvistamento nel 2005) grazie al "passaggio" ricevuto dalle navi dirette nel nostro porto. Il discorso cambia per la "Eastonia rugosa". Non si tratta - spiega Campani - di un mollusco "alieno", bensì di una specie che vive già da molto tempo nel mar Mediterraneo, specialmente vicino alle coste del Marocco e della Spagna. In questo caso le navi non c'entrano. "Questo mollusco si trova dalle nostre parti - spiega Campani - a causa dell'innalzamento della temperatura dell'acqua del Mediterraneo". La "Eastonia rugosa" avrebbe trovato perciò nella nostra costa le condizioni climatiche favorevoli per svilupparsi. Il relatore afferma che la maggior parte di queste specie non sono tossicche, ma possono essere dannose in quanto "sottraggono risorse nutritive agli altri molluschi". L'esperto comunque sconsiglia di cucinare questi molluschi: "Per molti di loro - sorride Campani - l'acqua pulita può essere letale".

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